I blogger sono morti. E Splinder chiude

Ieri mi hanno detto che sono una vecchia. Ripeto sempre le stesse cose.
E quindi rieccomi qui.
Leggo sul web della chiusura il 31 gennaio di splinder, piattaforma per blog.
Splinder nasce nel 2006 e ha fatto il boom nel 2008 con più di 400mila blog, ricordo che il primo blog ufficiale di Uomini e Donne al tempo di Costantino era su Splider. Che vi erano anche giornalisti del ilSole24ore che scrivevano assiduamente su questa piattaforma.
Sicuramente il massivo utilizzo di wordpress ha portato a preferire una completa autonomia nella gestione del proprio blog anche perché rispetto all’inizio un blog su WP è veramente facile da gestire, non si deve essere per niente degli esperti.
Però splinder, come iobloggo o blogger sono in grado di creare una ramificazione intorno al tuo blog. Io sono la prova lampante. Quando ero su iobloggo avevo in media 20 commenti al giorno ora se ne ricevo uno ogni 18 mesi è tanto.
Stare dentro ad una piattaforma fa si che ci si conosca che ci si incontri virtualmente anche nelle problematiche di gestione e aggiornamento della piattaforma stessa.
So cosa state pensando: è come un social network. No. Non ci sto.
Facebook, che personalmente odio profondamente, sarebbe uno strumento fantastico se usato per quello che è nato: la condivisione. Ma invece viene usato in due modi (per quanto riguarda gli Italiani almeno).
Il primo è una finestra di cacchi degli altri, una bella novella 2000 su pseudo amici, colleghi ed ex compagni di classe. Accettare tutte le persone che si incontrano. E siccome ognuno cala una maschera lo fa anche su facebook. E quindi verranno pubblicate le uniche foto delle vacanze passate in un mare da favola con bikini strepitosi. E saranno commentati i cambi di status.
Un esempio tra tutti. Mando un messaggio privato ad una mia amica spiegandole la situazione in cui mi trovo e sperando in qualche parola di conforto (messaggio lungo più o meno una pagina e mezza). Non giunge risposta. Però quando scrivo “pranzo da single” parte subito la domanda “vi siete lasciati?”.
Ecco questo è facebook. Il nonplusultra del “facciamoci i fatti degli altri”, in fondo ci piacciono i realty show, ci piace lo spettegolare, ci piace sapere che la Canalis non sta più con George ect ect.
Il secondo utilizzo, quello aimeh più scelto dai giovanissimi, è accumulare contatti di ogni tipo senza preoccuparsi di chi c’è dall’altra parte. E siccome viviamo in un modo dove apparire è la prima cosa, ci si dimentichiamo che tutto quanto pubblicato è visibile, salvabile. E pertanto lo si può inviare a chiunque modificandolo a nostro piacimento e a dispiacimento dell’altro. Ci dimentichiamo che FB non ci tutela in questo; salva tutto su i suoi bei server e anche se cancelliamo l’account il tutto si può facilmente (beh a perderci un pochino di tempo) recuperabile sul web.
Esempio concreto. Creo volutamente un account fittizio su facebook e comincio a chiedere l’amicizia a tutti, tranne ad una persona che è collegabile a quelle a cui sto chiedendo l’amicizia.
Ottengo due cose:
1. so tutto di quella persona a cui non ho chiesto l’amicizia salvando anche delle sue foto, che per lei sono privatissime (seeeeeeeeeeee);
2. tra amici degli amici e degli amici finisco in una cerchia di finte donzelle asiatiche che offrono prestazioni sessuali e che vogliono condividere con me foto di ragazze che dichiarano essere maggiorenni ma che in realtà si capisce perfettamente aver 12 anni.
Il vero scopo di Facebook (quello che cerco di seguire con tanta fatica) è la condivisione con le persone che si conoscono sul serio. È scrivere quello che si è. Perché magari un amico vive all’estero o perché magari ci si vede poco.
Ma anche in questo caso se cerco di essere me stessa vengo giudicata e attaccata, perché si a volte ho provato a ripercorrere strade che erano arrivate ad un punto morto….Ma questo è stato un mio errore. (Se una strada ha portato una volta nel nulla è inutile riprovarci).
Il blog invece è una piazza dove ognuno di noi è nudo. Si siede si accende una sigaretta e comincia a vomitare quello che ha sotto la pelle. E scopre che in quella piazza ci sono altre persone come lui che soffrono, che si sentono esclusi, o che vogliono urlare al mondo “io ce l’ho fatta”.
Questo è un blog.
O meglio questo erano i blogger.
Ma i blogger sono morti. Ora esistono i personaggi 2.0. Esistono blog ove dietro ci sono testate giornalistiche, ragazzi assunti da società per tenervi aggiornati su una particolare marca. Un blog non si nega a nessuno.
E quindi abbiamo i blog della testata “blogo.it” che leggo, mi piacciono. Ma sono riviste non blog.
E poi abbiamo i blog delle radio e TV che non sono altro che un modo più o meno free per fare pubblicità.
Poi ci sono i blog dei personaggi famosi dove di personale vi è solo nome e cognome del personaggio.
Ricordo il blog persona della Barale ove era lei a scrivere, e di fatti non ha fatto molto tam tam e quello di Platinette che seguivo e che anche lei aimeh è “caduta” in quello di Dj.
Non sono contro questi siti e che non mi piace che vengano definiti blog. Ormai per blog si intende la struttura del sito non il contenuto.
Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero “diario in rete”
Come possiamo dunque definire un blog un sito quando questo è gestito da persone pagate per questo? Dove ci sono foto di fotografi professionisti? Dove anche la più nobile delle idee come quelle di Platinette sono comunque e per forza condizionate dal marchio che porta il blog?
E anche quei rarissimi casi di blogger (le mie preferite Dania e Giulia) hanno perso, purtroppo, la vena personale e sono diventati personaggio.
Sapete negli anni di blog personaggio ve n’erano. Erano divertenti e piacevoli, ma ogni personaggio aveva, sotto anche pseudonimo o un anonimo nome di battesimo, un blog personale. Un diario che era poi poco seguito e poco commentato. Ma stava li l’animo del blogger.
Io e pochi altri (e penso che non arriviamo a 100 purtroppo non ho la controprova) abbiamo un blog personale. Un diario che aggiorniamo periodicamente mettendo in vetrina la nostra vita, semplicemente. Noi ci siamo ritrovati su FB come persone reali e con la nostra vita reale.
E la cosa meravigliosa e che nonostante molti abbiano abbandonato il blog continuano ad essere trasparenti su FB e continuano a darmi le risposte come un tempo, le uniche vere senza filtri.
Se davvero avete voglia di raccontarvi non collezionate contatti, scrivente e fotografate. Ma fatelo per voi stessi, fatelo perché ne avete il bisogno e solo dopo imparerete a condividere ed ad essere fino in fondo ciò che siete e scoprirete a quel punto che un blog non potrà mai essere un social network.
















