Mormorato il: 27-3-2007 alle 22:4:17
Ciao,
per tante settimana l’ho immaginato, pensato. Ora è successo.
Venerdì è il tuo ultimo giorno.
Ho ancora nel mio cassetto la tua lista di cose che devo tenere a bada mentre lavoro. Quella lista che mi è servita per leggerti la scrittura. Per farmi tanti problemi che con altri non mi sono mai posta.
È arrivato il giorno di scriverti.
Di spiegarti che la mia non era infatuazione era riconoscenza per essere riuscito dove tutti gli altri hanno fallito.
Sono entrata per nessun motivo particolare. Solo perché a casa non ci si può proprio stare. Venivo da mesi in cui il mio unico scopo era quello di trovare il coraggio di farla finita. No. Non è uno dei miei bluff. Volevo davvero non vivere. Uccidermi.
Ecco venivo da mesi così, in cui la lama di un coltello scorreva lentamente sui miei polsi, in cui Aulin/Aspirine/Novalgine e tutto ciò potesse servirmi a placare il mio mal di testa veniva divorato dalla mia gola.
Per tutta la vita avevo aspettato, invano, un “brava” dai mie genitori. E dopo l’ennesima delusione avvenuta dopo una laurea non brillante, ma presa in 4 anni. Non mi interessava più vivere la vita degli altri.
Sulla mia strada ti ho trovato Sei stato come un macigno. Volevo semplicemente spostarti e non scavalcarti e neanche farmi sotterrare. Ma eri pesante, irremovibile, cocciuto. Quasi sono arrivata a detestarti per tutte le volte che mi hai fatto ripetere il lavoro, mi hai sbattuto in faccia le mie ansie, debolezze. Uscivo alla sera che mi ritrovavo a camminare per il Duomo con le lacrime agli occhi. Non piangevo certo per te o per il lavoro. Mi compativo. Mi autoconvincevo che il lavoro non facesse per me. Non quel lavoro, ma lavorare come atto di impegnarsi a fare qualcosa da adulti.
La mattina dopo tornavo da te colma di paure e rabbia e trovavo i tuoi occhi verdi a sorridermi. La tua cocciutaggine i tuoi “non è possibile” . E più io cercavo di far di tutto per farmi lasciare stare, per farti dire “sei una cretina”, più tu ti intestardivi per farmi capire, per farmi imparare.
Nel momento cui volevo qualcun altro che mi dicesse “piantala. Non ce la fai” ho trovato te che mi hai costretto a fare, ad andare avanti a vivere.
Per questo e per il “brava sei migliorata” di due mesi dopo ti ringrazio. Ti ringrazio con tutto il cuore che posso possedere.
Mai nessuno ha fatto questo per me. Mai nessuno mi ha detto brava.
Grazie Francesco.
Non ha senso, dico gli altri, di scriverti e spiegarti. Ma io vorrei tanto farlo. E non sia mai che qualcuno o tu stesso legga questa cosa.
Sara
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