A te

Sospesa questo è il termine più appropriato.
Volevo come tutti i blogger scrivere il classico post sull’anno appena finito e i miei propositi per il 2012. Non mi va e non ho avuto tempo.
Il 23 ho festeggiato la mia personale vigilia con il Giammy rimanendoci male perché pur avendoglielo detto in tutte le salse non ha capito che era il nostro Natale. Poi ci sono rimasta male perché non gli importava e perché si è addormentato.
Lui ha cercato di spiegar, di farmi capire. Io ho solo accantonato.
Il Natale con mamma, dopo anni, è andato bene. Non so se è dovuto al fatto che hanno compreso che si sono cresciuta anche io ( e ho 30 anni porcapuzzolina!) o è forse dovuto al fatto che almeno quest’anno il Giammy era qui a Milano. Non con me. Non per me ma a Milano.
Poi ho invitato 3 persone. Gli unici amici rimasti. Ed il miracolo fu compiuto.
Il 30 (si perché oltre Natale anticipato ho fatto anche il capodanno anticipato) sono venuti a casa, ho cucinato , abbiamo mangiato, riso e parlato. Ci siamo abbracciati, tanto. Ed è andato e sono stata contenuta.
Ed il 31 è volato grazie a Tim Burton e il suo Edward mani di forbice.
Oggi è l’uno. Oggi pranzo co il nipote e mostra della Pixar. Altro giorno andato .
Mi alzo al mattino e mi dico”si le feste sono passate senza feriti”. Non ricordo un anno in cui l’ ho potuto dire. Niente litigi, niente finti sorrisi, niente finte cene con parenti finti. Niente di niente.
Eppure, come ha detto Paolo Fox “la vertigine è sempre irrequieta”. C’è un malessere dentro me.
C’è voglia di dire” visto? Io quando voglio fare una cosa la faccio, ci riesco.”
Ora toccata a te.
Non sono donna che vuole i cliché classici, però mi scopro ogni giorno di più donna innamorata nel mio mondo fantastico dove non esistono automobili ma si va ancora a cavallo . E ne ho voglia.
E c’è questo desiderio che si agita in me. Nasce in agosto sul sedile di una moto, piangendo silenziosamente nel sigillo di un casco, mentre la foschia e l’umidità sfrecciavano accanto a noi.
Si fa sentire più vivo ogni giorno. È li . Si agita in me. Lo sento. Sento il suo movimento. Sento la sua leggera pressione dentro me , quella pressione crea una morsa , penso sia lo stomaco ma non ne sono sicura.
In sospensione. In apnea. Ancora.
Ho ricevuto sul finir dell’anno conferme. Ed ho capito che per essere accettati bisogna concedersi.
Ma sono ancora li sommersa nel mio mare. Prendo boccate d’aria da voi, si anche da voi che mi scrivete su tweeter e che non leggete il blog; ma non è sufficiente per uscire da questo mare e ritornare a camminare.
tocca a te
By Tabata [iPad]






