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    Piovono Responsabilità

    dic 14, 2011 Pepe Pensieri e Parole, Vivendo in Diretta No Comments life, Milano, Personale, pioggia, rain

    Piovono Responsabilità

    “la calma dopo la tempesta”. Stamattina mi sono alzata e c’era calma, c’era questo senso di “pause mode”. Tutto andava piano, tutto rallentava.

    C’era il calore del riscaldamento e a me sembrava calore di casa. C’era un torta di mele cucinata e calda nel cestino ed a me è solo venuto da pensare “voglio farne un’altra”.

    Ho aperto la finestra e c’era la cenere sparsa ovunque, il cielo grigio di Milano. Guardavo quella cenere e cercavo di contare quante sigarette ti sei fumato ieri sera.

    E l’unica cosa che sentivo era il tuo cuore accelerato, erano le tue braccia intorno a me era il mio pensiero di ieri sera “nessuno mai ti aveva abbracciato così”.

    E ripenso ai tuoi baci. Tra uno e l’altro li percepivo i tuoi pensieri, intravedevo il tuo lento movimento della testa, ma non osavo chieder: “parlami, ti prego parlami”. Temevo quella assurda risposta “niente. Non penso niente”.

    Mi sono lavata la faccia, e non mi sono guardata allo specchio, ho fatto la doccia e mi sono asciugata, senza percepire la consistenza del mio corpo.

    Mi sono vestita e cercavo il ciondolo di Tiffany e ho pensato “ogni volta che non lo metto succede qualcosa”.

    Quel ciondolo rappresenta ciò che sono e ciò di cui ho disperatamente bisogno.

    Neanche ci volevo andare in Montenapoleone. Come una cretina mi sono messa a pianger al telefono con Daniela e lei che mi prendeva in giro dicendomi “anche io starei li seduta a lagnarmi alla richiesta del mio uomo di andare da Tiffany a scegliere un regalo”.

    E quando sono entrata mi sentivo imbarazzata,piccola e stupida. Continua il mio cervello a dirmi “non sono soldi tuoi non sono soldi tuoi”. Non guardavo le cose, vedevo e sentivo solo gallinaccie eccitarsi per la scelta del classico bracciale di Tiffany.

    E ne scelsi uno che mi piaceva, che non avevo mai visto indossato a nessuno e la tizia disse il prezzo e tu facesti quel sorriso a mo di dire “tutto sto casino per 120 euro”. Già perché, come sempre, non è il prezzo a far prezioso un regalo.

    E appena usciti camiciai a parlare e a parlare e a parlare.

    Sono uscita di casa e ho visto un bambino con gli stivali di gomma e l’ombrelli di gomma chiedere “Papà papà saltiamo le pozzanghere?” e il papà come uno scemo che si è divertito a far finta di scivolare sul bagnato. Mi sono fermata. Immobile sotto la pioggerellina stupida di Milano e mi sono commossa.

    E ho compreso quanto sono stupida. E ho compreso quanto sono stronza. E ho compreso che “cacchio questa è la mia vita”.

    E ho rivisto l’amore per il quartierino, e mi sono sentita “bella” nel mio sgambettare per Milano e l’ho sentita profondamente la mia città. Ho rivisto il cape cake in Brera, ho rivisto l’albero gigante in piazza Duomo, ho rivisto la pizza mangiata dopo un mese di stati uniti, ho rivisto le vie piccole e “ciotolate”, ho rivisto i km fatti in  metropolitana e la scoperta che Milano poi è una bomboniera se la si sa prendere, è un po’ come una vecchia Signora..

    E io la voglio vivere con te.

    “Non ci vuole tanto”. No.

    Ho bisogno di dirle a voce alta le cose. Ho bisogno che tu mi dica a voce alta quello che non mi ha detto nessuno, anche quello che non mi hanno detto i miei.

    Ho bisogno di sentirti dire che noi faremo le nostre cose indipendentemente da tutto. Che noi pianificheremo quello che vogliamo fare perché non facciamo nulla di male e che questo accadrà con o senza nuovo lavoro. Mi auguro con tutta me stessa che accada qui a Milano ma non sarà meno importante se succederà altrove.

    Sono stupida per aver permesso agli altri di insediarsi in questo fagotto, perché noi abbiamo quello che pochi possiedono. Ci saranno tavolate ricche di pietanze e alberi stracolmi di regali. Io e te non ci vedremo neanche il 24 e il 25.

    Ma noi possiamo sederci per terra accendere l’albero e mangiare quello che ci piace e stare bene. E io voglio il mio rosso, il mio oro, il mio calore.

    Tutto scorre lento sotto la pioggia di Milano e non riesco ad afferrarlo il mio pensiero.

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