Così com’è

Il mio problema è che come sono al lavoro sono anche nella vita privata. Questa cosa so che è forse sbagliata, ma sicuramente rara.
Ebbene si. Io sono come mi vedi.
Parlo tanto, urlo, non ho alcun problema a dirti “Ehi! Oggi stai proprio bene vestito così”. Non ho problemi a dire “questa cosa non la conosco, non la so, non l’ho mai fatta”.
Io non mi limito a lavorare. Interagiscono con le persone e spesso riesco ad inquadrarle a capire le loro debolezze. Non lo faccio a posta, mi viene naturale.
E questo fa si che a me vengono perdonati atteggiamenti e piccoli scivoloni che a volte non passerebbero. Succede che anche il più rigido poi si affezioni a me e che accetta questo mio disperato bisogno di parlare.
Essendo io così come mi vedi, mi chiedo “ Perché ora ti irrito così tanto?”.
Io non sopporto la falsità e l’ipocrisia. Nel mondo del lavoro questo c’è e c’è in maniera esponenziale. E mi tocca accettarlo. Non mi piace, ma uno stipendio serve anche a me.
Quello che però non posso proprio sopportare e che tutto ciò avvenga con persone con cui bisognerebbe collaborare e darsi una mano a vicenda.
Io non mi sento in competizione con nessuno, non mi sento meglio o peggio di nessuno. A me piace rendermi utile. Del far vedere quanto sono brava, di quanto sono fica e lavoro bene, non me ne frega proprio un H. Io non cerco attenzioni da persone influenti e nel mentre massacro colleghi solo per sentirmi importante.
E forse è proprio questo a darti fastidio. Che poi le persone, perché dietro a livelli e stipendi ci sono persone, lo vendono e mi parlano, e mi aiutano, e sorridono. E io non lo cerco.
E tu, povero. Sei li che non ti senti ne pesce e ne carne, che cerchi di sentirti qualcuno. E scalci per essere il primo della fila.
Fai battute che nessuno capisce, perché sei sempre fuori tempo. Urli per salutare uno importante, senza accorgerti che fai solo la figura del lecca piedi.
Se solo capissi che come persona sei già qualcuno e che io non ce l’ho con te, ma soprattutto non me ne frega davvero niente di te. Questo non è cattiveria è logico.
E anzi il fatto che cerchi di farti notare, e mi rispondi con cattiveria e cerchi di sminuirmi, mi fai solo stare male.
Quello che forse, nel tuo mondo che è lontano anni luce dal mio, non hai capito che io non ho una gran stima di me stessa e che sentirmi osservata e continuamente giudicata mi rende ancora più fragile e per difesa ottieni solo la parte più cattiva e stronza di me.
E quello che tu non immagini quanto io possa essere cattiva. Cattiva a un livello che neanche con uno sforzo potresti arrivarci. Quella cattiveria che non si annusa, quella che scivola piano sul pavimento per farti cadere nel vuoto quando pensi di essere al sicuro.
E poi alla fine di tutto questo massacro, sai che succede? Che tu sarai ancora più piccolo e che io starò male.
Quindi, per favore. Smettila. Finiscila. Se hai qualsiasi problema con me, o me ne parli, oppure ti metti ad una distanza tale tra me e te che non possiamo ferirci.





