Ci scusiamo per l’attesa

Ci scusiamo per l’attesa

“Ma ti fai condizionare troppo la vita dal lavoro”, effettivamente dall’esterno può sembrare così.
O forse è così. 

Ritrovare Bersy su Skype e non sapere che dirle. Che devi dire a una che ha perso il lavoro, ha la madre che sta male, ha 40 anni suonati e un mutuo da pagare?
Che a me va di schifo perché ho un lavoro, il mio Giammy pure, perché non posso andare a Parigi 5 giorni ? 

Dover andare questa sera da mia madre e preoccuparsi di cosa dirle, perché in fondo che ho da dire?

Da settembre ad oggi non sto facendo altro che lavorare. E non è perché ho tanto da lavorare. E non è perché ho un lavoro fico o che.

Semplicemente è tutto in pausa.

Inglese sospeso. E invece che trovare dall’altra parte una tizia che mi dice “sai non me ne frega un cavolo dei tuoi problemi. Hai pagato. Se vuoi venire vieni se no ciao”. Trovo una persona che vuole uscire con me e bere qualcosa perhcè sente che ho bisogno di parlare con qualcuno.

Ed ho in sospeso Manlio. “Ci sei per cena?”. E continuare a rimandare semplicemente perché non ho niente da dire.

Ed ho il Nipote che limpido come sempre mi dice “Zia ti fai sentire solo quando hai dei pacchi da ritirare”, drammaticamente vero.

E c’è il Natale. Di cui non me ne frega niente, di cui non voglio sentir parlare, di cui voglio dimenticare e non sforzarmi che posso averlo anche io per poi ritrovarmi a piangere sul divano.

La verità e che sono troppo abituata ad essere quella che volete. Ad essere sorridente, simpatica e brillante. Sono una che parla molto, che ha un’opinione su tutto. Ma ora non ho niente da dire.

Non vedo più i TG perché  mi mettono ansia. Non vedo più la televisione, perché voglio tornare a leggere. E finisce che carico libri sull’iPad che lascio libri sul comodino e che non guardo la tv e non leggo neanche le scadenze sui barattoli di Yogurt.

Non penso neanche a come risolvere la situazione, perché ho compreso che non dipende da me. Ed  il mio corpo si adegua al “non ci puoi fare niente” . Non dormo, mangio male, ho mal di schiena e non mi importa. Non mi importa di quel che dico e faccio. Salvo poi giustificarmi per quel che dico e faccio.

E sentirmi fottutamente in colpa perché porca miseria! Io un lavoro ce l’ho, io una casa ce l’ho, io ho il Giammy. Ma è come uno che non aveva niente e di punto in bianco gli danno un assegno da 500.000 euro da incassare. Va in banca e trova la banca chiusa con un cartello “ci scusiamo per il disagio torneremo presto operativi”.

E tu stai li con quell’assegno in mano e aspetti. E aspetti.

E poi passa un anno e mezzo.

La domanda è semplice: “hai diritto di lamentarti, quando qualcuno non ha neanche 5 euro?”.  No e quindi mi crocefiggo, perché sto male a non poter incassare la cosa più bella che mi sia mai capitata.

Per Natale non ditemi niente, non datemi niente. Arrivate dove io non so più andare.

25 novembre: giornata internazionale contro la violenza sulle donne

25 novembre: giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Oggi si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La data venne stabilita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999, con la risoluzione numero 54/134, con un invito rivolto ai governi, alle organizzazioni internazionali e alle Ong ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.

Le donne che sono maggiormente oggetto di violenza sono quelle più giovani, di età compresa fra i 16 e i 24 anni e il dato peggiore sembrerebbe essere quello secondo il quale il 96% delle donne maltrattate non denuncia gli abusi nè tanto meno ne parla con qualcuno. Di solito autori delle aggressioni sono principalmente i partner, mentre ad essere carnefici delle violenze in famiglia sono principalmente gli zii. Di riflesso, la violenza subita dalle donne incide anche sui figli.

Potrei scriverci veramente tanto sulla violenza sulle donne in quanto mi tocca in prima persona, ma è una di quelle cose che se rendessi pubblica aparirebbe falsa e inadeguata. E quindi mi fermo.

Oggi ovviamente si fa riferimento alla violenza fisica e sessuale che spesso sfocia in tragedia e vede le donne mute in casa e mute per sempre uccise dai propri partner.

Ma la violenza non è solo quella fisica. Ogni giorno quando camminiamo per strada, ci preoccupiamo che la nostra gonna non sia troppo corta, che il piumino ci copra perbene, che in metropolitana possiamo essere trasparenti.

Ogni giorno in ufficio c’è qualcuno che scambierà un nostro gesto di educazione per qualcosa di più-

Ogni giorno ci saranno donne che con tutto questo giocano per acquisire chi sa quale diritto  o per semplici favori.

Ogni giorno personalmente mi alzo sapendo che se andassi in giro a dire “Io amo il Giammy” riceverei in cambio violenza psicologica e discriminazione.

Ogni sera esco dall’ufficio e corro verso casa, stando attenta di non avere dietro nessuno.

Ogni giorno vedo donne “suicidarsi” per ottenere un favore  e che per sentirsi forti e considerate si fanno avvicinare solo per paura di fare i conti con se stessi.

Ogni giorno ripenso ad Enzo e a quante persone se lo sapessero mi offrirebbero commiserazione ipocrita e “giustificherebbero” il mio comportamento.

Ogni giorno vedo una persona che è stato capace di violentarmi con il solo tocco delle dita e con la sua cattiveria.

Ogni giorno mi sento fortunata per tornare a casa con il battito accellerato ed abbracciare un uomo che mai mi farà del male.

 

Aruba lotta continua

Aruba lotta continua

Con tutto quello che mi è successo non posso che scriverci un post.

I l mio blog, questo che per qualche motivo state leggendo, è con me dal 2004 ma nasce ancora prima su una Smemoranda targa 1998.

Nel 98 scrivevo con la bic nera a punta fine nei quadratini delle Smemo e attaccavo foto di Paolo Maldini ovunque.

Poi ho aperto il blog su iobloggo.com però avevo comprato il dominio peperina.it e quindi un bel giorno ho accorpato tutto qui. Insomma qui scartabella c’è la mia vita. Con le mie contraddizioni, con le mie paranoie, con le mie vittorie.

Per me è come un cucciolo da accudire e far crescere.  E’ la cosa di più prezioso che ho. Il resto materiale non è importante.  Ma il mio blog si . Mi ha aiutato quando stavo chiusa nelle mie paure e nei momenti più bui della mia vita. Mi ha aiutato anche recentemente a capire che ero follemente innamorata da sempre del mio Giammy.

E ultimamente mi sta facendo da ponte tra me e nuovi blogger che non conoscevo e che oggi soprattutto mi hanno sostenuto ed aiutata.

2 anni fa ormai io e Mr. Palletta ci lasciavamo e con lui occorreva dare la proprietà del mio sito a me stessa. Ebbene si fin a quel momento era stata sua, perché ho aperto il blog che non avevo un conto corrente e neanche una carta di credito e soprattutto non avevo la più pallida idea su come fare.

E da li è cominciata l’odissea. Per cambiare la proprietà tra me e lui ci ho messo un anno e tanta pazienza.

Ad agosto di quest’anno sembrava tutto finito con l’associazione di una nuova login. Poi ci sono state le vacanze, settembre da dimenticare, ottobre che è volato in un mare di casini per approdare al mese di novembre.

Fortunatamente, essendo vecchia dentro, possiedo un fantastico calendario appeso in cucina dove mi ero segnata SCADENZA DOMINIO. E quindi sono entrata nel pannello di amministrazione.

E che ti scopro che:

1)      La login e password in mio possesso non funziona

2)      La login fornita per il DB è senza password

Provo a mettere la login sul sito nel pannello e la trova, ma non ho la password. Quindi?

Quindi eseguo l’inter “Recupera i tuoi dati” e mi viene detto è stata mandata una mail al tuo indirizzo mail (e viene indicato correttamente).

Attendo 1 giorno. Niente

Attendo un altro giorno. Niente

Provo a chiamare il call center. Il numero dell’ufficio non riesce a farlo. Penso sia colpa del telefono aziendale. Provo con l’iPhone. Niente.

Riprovo con quello aziendale…squilla. (mmmm strano).

Attendo in linea schiscio 3 (già cliente) e mi sento dire “le linee sono occupate riprova più tardi”.

PRIMA INCAZZATURA

Sono abituata al call center della banca, dell’Eni, dell’Enel, della Vodafone, della telecom, perfino quello della palestra e del mio corso di inglese che quando le linee sono occupate dicono “Le linee sono momentaneamente occupate. Rimanga in linea per non perdere la priorità acquisita. Ci scusiamo per l’attesa” e ti mettono delle canzoni che comincerai ad odiare (vivaldi, image ect).

Allora decido di richiamare una Seconda volta e…….

le linee sono occupate riprova più tardi”.

E riprovo per 10 volte. Faccio il numero, ascolto il messaggio stupido, metto già e riprovo.

All’undicesimo tentativo arriva il messaggio normale: “Le linee sono momentaneamente occupate. Rimanga in linea per non perdere la priorità acquisita. Ci scusiamo per l’attesa”. Dopo quasi 15 minuti di attesa (meno male che ero in vivavoce e nel frattempo ho continuato a lavorare).

Parlo con un operatore che mi dice:” sul modulo da lei compilato per il cambio dominio abbiamo scambiato una E per un A e pertanto la mail registrata è sbagliata. Quindi che vuole?”

Alchè incavolata nera gli dico: “lei è un gradissimo maleducato” e butto giù.

Quindi DA SOLA altro che servizio clienti, capisco che devo modificare la mail con un modulo cartaceo.

SECONDA INCAZZATURA

Io posso ancora capire che la sciura Maria che va in posta faccia tutto con carta e penna allo sportello. Ma che un servizio di Hosting, che si è messo pure a fare la pubblicità alla radio dei suoi fantastici servizi, per modificare una mail richieda la compilazione di un modulo.

Alchè richiamo il call center (stessa trafila di prima), l’operatore mi dice: “Signora mandi tutto all’indirizzo mail assistenza@staff.aruba.it e nel giro di 24ore sistemiamo tutto”.

Mando tutto via mail e si fa fine della giornata 22 novembre ed il mio sito scade venerdì 25 novembre.

Il giorno 23 novembre nessuna risposta da Aruba, provo a rimandare una mail di sollecito e chiamare il call center.

NON SAPEVANO NULLA DELLE MAIL PRECEDENTI e mi chiedono di mandare UN FAX!

TERZA INCAZZATURA

35 minuti di attesa dopo aver fatto 22 tentativi per prendere la linea (i numeri non sono casuali mi sono segnata tutto perché volevo fare una bella AR alla sede legale e all’associazione dei consumatori e magari stilare un articoletto per qualche giornale da strapazzo). Mi sento dire di mandare il fax.

Mando il fax, con la copia della mail del giorno prima. Non contenta mando anche un’altra mail con copia del fax e la stessa documentazione.

Fine del giorno 23 novembre

Arriva il 24 novembre ovviamente non mi hanno risposto ma TA TA TA TA TA!!!

SITO BLOCCATO PERCHE’ NOI HAI FATTO IL RINNOVO e se non paghi entro 30 giorni ti cancelliamo tutto.

Alchè sono esplosa! Dopo essermi fatta un pianto di circa un’ora con l’IT della mia società (povero Sandrone) e aver insultato pubblicamente aruba su Twitter e Facebook  ho deciso di richiamare il Call center.

Dopo 8 tentativi becco un ragazzo che ammette che il SERVIZIO DI ARUBA FA SCHIFO e mi confida che spesso non prendono le chiamate perché non hanno voglia e che il call center non vede le mail perché devono essere prima smistate. Alchè mi sono messa a piangere in presa diretta. E forse per pietà, mi ha detto che metteva priorità UNO al mio caso e mi ha detto come rinnovare il sito senza dovermi loggare. E di mandare il tutto all’indirizzo mail: bollettini@staff.aruba.it

Io ovviamente non volevo rinnovare dato il servizio, ma l’operatore GOLA PROFONDA mi ha detto che era l’unico modo per farmi ascoltare.

E così l’ho fatto. Fatto bonifico mandata mail.

Ore 13.00 mi viene un dubbio; e se mandato il tutto all’indirizzo mail sbagliato?

E così richiamo il call center!

Sono stata dalle 13.00 alle 13.535 in attesa, dopo ho beccato una persona a cui ho spiegato tutto. E non ci poteva credere. Non sapeva che dirmi. E in diretta, con me al telefono, mi ha dimostrato che il sito stava tornado up e mi ha garantito che entro stasera avrei avuto login e password.

Questo significa che gli operatori dei giorni precedenti in realtà potevano fare qualcosa ma non hanno voluto.

E poi domanda (RIPETUTA 4 VOLTE): “io prima avevo due login distinte per il dominio e L’SQL ora me ne data una sola, siamo sicuri che basta per gestire il dominio ed il DB”. La risposta è stata SI.

Ho ripetuto “è sicuro che le cose vadano di pari passo e con la stessa login entro nel pannello di amministrazione del dominio e nel pannello di gestione del sql?”

“ Si signora”

“Ma è veramente sicuro, me lo conferma?”

Ebbene….

QUARTA INCAZZATURA

Il sito effettivamente è tornato up e la mail è stata mandata. Entro nel pannello di amministrazione il sito è intestato a me ed è valido fino a novembre 2012. Provo ad accedere nel pannello di gestione dell’SQL e che scopro CHE LA LOGIN NON VA BENE!

Ora voi ditemi se ARUBA si può definire un Servizio SERIO, PROFESSIONALE, AFFIDABILE?

E la cosa ho scoperto che ci sono fior fior di persone che hanno avuto il mio stesso problema!!!

E la lotta continua!


My ダンボー Danbo

My ダンボー Danbo

Navigando su Flickr ho visto un sacco di foto di un tenero pupazzetto di cartone con espressione vaga cimentarsi in tanta situazioni.
Così mi sono interessata ed ho scoperto che il suo nome è Danbo e ho cercato subito di capire come acquistarlo.
In Italia direttamente non è possibile lo si può trovare su ebay direttamente dal Giappone (che ve lo consiglio) oppure su Amozon.com.
Ma chi è veramente Dabo?
Danbo (ダンボー) è il nome originale usato nel manga “Yotsuba&!“, realizzato da Azuma Kiyohiko, per indicare un giocattolo di cartone costruito da Miura, la protagonista del fumetto, per un compito assegnatole a scuola.

Qui la nascita di Danbo: http://koiwai.biz/eng/v5/ch28/28_01120x176_jpg.htm

Qui alcune immagini del fumetto.

Alla fine ho acquistato il mio personal Danbo Mini e molti mi hanno seguito a ruota e perfino alcuni scettici che pesavano si trattasse di un cartone molliccio si sono ricreduti.
La forza di Danbo sta nella sua tenerezza e nel suo sguardo neutro che a seconda delle situazioni ci puoi vedere quello che vuoi. Diciamo che Danbo è un po’ come lo specchio della tua anima, a seconda se sei triste o felice lui di rimando sorride o piange.

Qui alcuni scatti del mio Danbo (la qualità non è un granchè ma io sono una che aspetta silenziosamente l’iPhone 5 e fino ad all’ora resisterà con il suo iPhone 3GS volato dal 2 piano).

I blogger sono morti. E Splinder chiude

I blogger sono morti. E Splinder chiude

Ieri mi hanno detto che sono una vecchia. Ripeto sempre le stesse cose.

E quindi rieccomi qui.

Leggo sul web della chiusura il 31 gennaio di splinder, piattaforma per blog.

Splinder nasce nel 2006 e ha fatto il boom nel 2008 con più di 400mila blog, ricordo che il primo blog ufficiale di Uomini e Donne al tempo di Costantino era su Splider. Che vi erano anche giornalisti del ilSole24ore che scrivevano assiduamente su questa piattaforma.

Sicuramente il massivo utilizzo di wordpress ha portato a preferire una completa autonomia nella gestione del proprio blog anche perché rispetto all’inizio un blog su WP è veramente facile da gestire, non si deve essere per niente degli esperti.

Però splinder, come iobloggo o blogger sono in grado di creare una ramificazione intorno al tuo blog. Io sono la prova lampante. Quando ero su iobloggo avevo in media 20 commenti al giorno ora se ne ricevo uno ogni 18 mesi è tanto.

Stare dentro ad una piattaforma fa si che ci si conosca che ci si incontri virtualmente anche nelle problematiche di gestione e aggiornamento della piattaforma stessa.

So cosa state pensando: è come un social network. No. Non ci sto.

Facebook, che personalmente odio profondamente, sarebbe uno strumento fantastico se usato per quello che è nato: la condivisione. Ma invece viene usato in due modi (per quanto riguarda gli Italiani almeno).

Il primo è una finestra di cacchi degli altri, una bella novella 2000 su pseudo amici, colleghi ed ex compagni di classe. Accettare tutte le persone che si incontrano. E siccome ognuno cala una maschera lo fa anche su facebook. E quindi verranno pubblicate le uniche foto delle vacanze passate in un mare da favola con bikini strepitosi. E saranno commentati i cambi di status.

Un esempio tra tutti. Mando un messaggio privato ad una mia amica spiegandole la situazione in cui mi trovo e sperando in qualche parola di conforto (messaggio lungo più o meno una pagina e mezza). Non giunge risposta. Però quando scrivo “pranzo da single” parte subito la domanda “vi siete lasciati?”.

Ecco questo è facebook. Il nonplusultra del “facciamoci i fatti degli altri”, in fondo ci piacciono i realty show, ci piace lo spettegolare, ci piace sapere che la Canalis non sta più con George ect ect.

Il secondo utilizzo, quello aimeh più scelto dai giovanissimi, è accumulare contatti di ogni tipo senza preoccuparsi di chi c’è dall’altra parte. E siccome viviamo in un modo dove apparire è la prima cosa, ci si dimentichiamo che tutto quanto pubblicato è visibile, salvabile. E pertanto lo si può inviare a chiunque modificandolo a nostro piacimento e a dispiacimento dell’altro. Ci dimentichiamo che FB non ci tutela in questo; salva tutto su i suoi bei server e anche se cancelliamo l’account il tutto si può facilmente (beh a perderci un pochino di tempo) recuperabile sul web.

Esempio concreto. Creo volutamente un account fittizio su facebook e comincio a chiedere l’amicizia  a tutti, tranne ad una persona che è collegabile a quelle a cui sto chiedendo l’amicizia.

Ottengo due cose:

1. so tutto di quella persona a cui non ho chiesto l’amicizia salvando anche delle sue foto, che per lei sono privatissime (seeeeeeeeeeee);

2. tra amici degli amici e degli amici finisco in una cerchia di finte donzelle asiatiche che offrono prestazioni sessuali e che vogliono condividere con me foto di ragazze che dichiarano essere maggiorenni ma che in realtà si capisce perfettamente aver 12 anni.

Il vero scopo di Facebook (quello che cerco di seguire con tanta fatica) è la condivisione con le persone che si conoscono sul serio. È scrivere quello che si è. Perché magari un amico vive all’estero o perché magari ci si vede poco.

Ma anche in questo caso se cerco di essere me stessa vengo giudicata e attaccata, perché si a volte ho provato a ripercorrere strade che erano arrivate ad un punto morto….Ma questo è stato un mio errore. (Se una strada ha portato una volta nel nulla è inutile riprovarci).

Il blog invece è una piazza dove ognuno di noi è nudo. Si siede si accende una sigaretta e comincia a vomitare quello che ha sotto la pelle. E scopre che in quella piazza ci sono altre persone come lui che soffrono, che si sentono esclusi, o che vogliono urlare al mondo “io ce l’ho fatta”.

Questo è un blog.

O meglio questo erano i blogger.

Ma i blogger sono morti. Ora esistono i  personaggi 2.0. Esistono blog  ove dietro ci sono testate giornalistiche, ragazzi assunti da società per tenervi aggiornati su una particolare marca. Un blog non si nega a nessuno.

E quindi abbiamo i blog della testata “blogo.it” che leggo, mi piacciono. Ma sono riviste non blog.

E poi abbiamo i blog delle radio e TV che non sono altro che un modo più o meno free per fare pubblicità.

Poi ci sono i blog dei personaggi famosi dove di personale vi è solo nome e cognome del personaggio.

Ricordo il blog persona della Barale ove era lei a scrivere, e di fatti non ha fatto molto tam tam e quello di Platinette che seguivo e che anche lei aimeh è “caduta” in quello di Dj.

Non sono contro questi siti e che non mi piace che vengano definiti blog. Ormai per blog si intende la struttura del sito non il contenuto.

Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero “diario in rete”

Come possiamo dunque definire un blog un sito quando questo è gestito da persone pagate per questo? Dove ci sono foto di fotografi professionisti? Dove anche la più nobile delle idee come quelle di Platinette sono comunque e per forza condizionate dal marchio che porta il blog?

E anche quei rarissimi casi di blogger (le mie preferite Dania e Giulia) hanno perso, purtroppo, la vena personale e sono diventati personaggio.

Sapete negli anni di blog personaggio ve n’erano. Erano divertenti e piacevoli, ma ogni personaggio aveva, sotto anche pseudonimo o un anonimo nome di battesimo, un blog personale. Un diario che era poi poco seguito e poco commentato. Ma stava li l’animo del blogger.

Io e pochi altri (e penso che non arriviamo a 100 purtroppo non ho la controprova) abbiamo un blog personale. Un diario che aggiorniamo periodicamente mettendo in vetrina la nostra vita, semplicemente. Noi ci siamo ritrovati su FB come persone reali e con la nostra vita reale.

E la cosa meravigliosa e che nonostante molti abbiano abbandonato il blog continuano ad essere trasparenti su FB e continuano a darmi le risposte come un tempo, le uniche vere senza filtri.

Se davvero avete voglia di raccontarvi non collezionate contatti, scrivente e fotografate. Ma fatelo per voi stessi, fatelo perché ne avete il bisogno e solo dopo imparerete a condividere ed ad essere fino in fondo ciò che siete e scoprirete a quel punto che un blog non potrà mai essere un social network.

My October

My October

 

My October.

Siamo praticamente a novembre ma mi ero ripromesso di farmi il sunto del mese, è una questione di terapia. Di farmi rendere conto di quante cose faccio in un mese.

Ottobre è stato un mese ricco di nebbia e lacrime. L’autunno ha tardato ad arrivare, i giorni sono trascorsi con me a casa a Cusano, con te che andavi e venivi.

E c’è stato il tuo compleanno che non abbiamo festeggiato. Pari patta dato che a settembre non si è festeggiato il mio.

E ci sono stata io che riscoprivo per l’ennesima volta che… si posso vivere da sola. Non sono una menomata e che posso fare casa lavoro- lavoro casa campando da sola.

Ottobre alla riscoperta dei miei 50 mq.

Alla fine di ottobre ho compreso che il desiderio più grande è riuscire ad aver un progetto con te a partire dalla parola casa.

E mi sono illusa che sarebbe stato facile, sarebbe bastato accendere su on. Ma non è stato così.

Ottobre riscoprire il piacere di fare due passi con te sotto il sole. E di capire che mi è più che sufficiente stare con te. Ritornare a casa tua e dormire su di te è la cosa che mi serve per vivere.

Il 6 ottobre 2011 moriva Steve Jobs.