My August

My August

Arrivare stanchi. Arrivare a urlarci addosso, arrivare a non distinguere tra pubblico e privato. Voler solo morderti, graffiarti. Averti tutto per me.

Partire e sentir l’agitazione dentro per qualcosa che non si conosce. Ancora.

Arrivare . Partire. Ancore.

Dormire, sentirti.

Baci tanti baci. La voglia di te costante, piano cresce sempre di più.

N o non è voglia è gusto. Prenderci gusto.

Prima un dito, poi un altro, la mano, la tua nella mia.

Il mio piede piano sale sulla tua gamba, si nasconde all’interno del tuo ginocchio.

Quel sorriso, quello stupore. Quel sentirsi al sicuro.

Silenzio, con calore tuo. Dentro. Immensamente al di là. Dentro me.

Nessun progetto, scivolano le spiagge, l’acqua, il mare.

Verde

Pini, muschio, fichi, piante.

Verde, bianco e blu.

Agosto scorre piano senza fretta senza troppo calore.

Poi il dolore. Uno schiaffo alla realtà. E non è colpa mia se c’entra sempre una bionda. Un’altra.

Piangere nel silenzio del casco, aggrapparsi alla tua schiena. E volare via nella notte.

E voler volar a casa. Sentire quella scheggia.

Tornare a case. Non sentir casa. Ma come una lumaca me la porto sulla schiena, come il dolore che non mi abbandona.

Il mio agosto è pieno di verde è pieno di te.

Le foto sempre on Flickr

 

Il non compleanno

Il non compleanno

Sulla storia di “non amo festeggiare il  mio compleanno”, per una volta vorrei essere onesta.

Anche perché arrivando a trent’anni il mio motto è sempre di più “chissene”.

Chissene se stai antipatica, se ti invidiano, se ti criticano.

Chissene se piangi e la gente non capisce, se sorrido e ti guardano male.

Chissene se ami i cartoni animati, i dark fantasy e i vestiti colorati.

E se non è chiaro il concetto “andate tutti a fanculo!”.

Torniamo alla faccenda “io il mio compleanno non lo festeggio”.

Quando ero bambina mia madre, come tutte le mamme con tante sorelle (ergo Sicilian Style) mi faceva la torta, la festicciola con annessi parenti. Ricordo alle medie che mi era concesso di invitare numero tre compagne di classe, e quando dico tre intendo 1, 2,3, non una di più. E questa cosa mi faceva impazzire, perché le altre amichette giocavano nel cortile del palazzo e ne invitavano molte di più. Noi dovevamo stare in casa. Ok i miei non avevano una reggia, ma sempre 110 mq e un terrazzo da 40 mq direi che ci stavano altre 2, 3 amiche.

Alle superiori pensavo avessi fatto feste spettacolari, ove per spettacolari non intendo party da fighera piena di soldi, ma semplicemente uscite serali. Sia mai!

Crescendo mi sono accorta (sempre per altro nel periodo delle superiori) che in realtà non era solo la questione dei genitori precisini, quadratini, perfettivi e rompini  a non farmi festeggiare il compleanno, c’è una questione molto più seria.

In una parola: l’ipocrisia.

Sapete non ero una sfigata a scuola, anzi tutt’altro. Ho sempre fatto casino, ho sempre fatto quello che mi pareva e ho sempre detto le cose in faccia. Tutto questo ha fatto si che non appartenessi a nessun gruppo (ecco per altro spiegato perché amo da morire la pecora nera).

Se non appartieni a un gruppetto non hai quelle cose “speciali” da gruppetto. Frasi scritte alla lavagna con “buon compleanno”, gente che si ricorda (o quanto meno si segna sul diario) che è il tuo compleanno, amica di banco che ti disegna qualcosa e te lo passa di nascosto sotto il banco per dirti “auguri”.

Ho sempre detto che odio le feste di compleanno, la verità è che non ho mai avuto una festa di compleanno. Si lo so mia madre faceva la torta, fa la torta e per questo le dico grazie. A dirla tutta lo apprezzo molto più ora che prima, ora mi pare speciale prima forse “dovuta” (che brutta cosa).

Però ho sempre voluto, e quindi negato (si lo so è contraddittorio ma io sono fatta così), una festa di compleanno…non per i regali quello chissene! Una torta con scritto “Auguri” le candeline da spegnere e un attimo primo guardarmi intorno e vedere persone a cui voglio bene sorridere…spegnere le candeline e non voler nulla perché è tutto li quel che voglio.

3 anni fa (o forse 4) ho fatto un aperitivo per il mio compleanno. Mi sono detta “aperitivo, roba da grandi, niente di impegnativo inviti, arrivano e bevono e indipendentemente dal motivo per cui sono li arrivano”. Sapevo che era ipocrita, far venir la gente solo per far numero.

Eppure la metà non è venuta. Una tavolata intera vuota, ok non vuota eravamo 4 più me 5.

Ci sono ricaduta nel Club. Io e una ragazza compivamo gli anni praticamente lo stesso giorno ho preso la palla al balzo e mi sono aggregata…niente nessuno che mi ha fatto gli auguri.

Mi sono auto comprata la torta da me, e da me ho spento le candele. Nessuno interessato.

Li ho sbagliato io, come pensavo di poter festeggiare con perfetti sconosciuti e quindi ho detto basta.

Quest’anno faccio 30 anni dentro di me volevo qualcosa di speciale, non una festa. Volevo che TU facessi qualcosa di speciale. E per speciale non intendo eclatante, volevo che mi dicessi quello che sogno ogni volta che ti guardo. Poi ho accantonato l’idea, non sopporterei una delusione.

E così ho deciso che va bene, anzi è la cosa che più mi scalda il cuore, la torta di mamma.

Poi in vacanza, con il vento negli occhi, nell’angolo del casco della moto ho pianto. Ho pianto perché non posso dire che ti amo e che finalmente sento di aver trovato il mio posto e che desidero fortemente che sia tu il mio luogo e che tu possa stare con me. Ho pianto perché questa cosa tanto semplice è tanto difficile da realizzare, è tanto sbagliata agli occhi di tutti e c’è così tanto da incastrare prima di poter dire “noi” che  non è rimasto che assaggiare il sale delle mie lacrime.

E non so come mi è venuto in mente il lontano 2004/2005 (forse anche prima), quando in una stanza con pochissime persone le ho sentite amiche, quando una persona (Andrea è il suo nome) ha detto “ti ha lasciato vincere perché è il suo compleanno”.

E ho pensato che a quella persona che mi ha lasciato vincere (Ivan è il suo nome) ho scritto una mail fiume in cui dopo …(quanti anni non ci sentiva?) per raccontargli di quanto mi si è incasinata la vita e di quanto sia felice (non del casino).

E scrivo una cosa che ho sempre saputo che mi sono detta spesso ma per paura non ho mai scritto, ma ora siamo nell’era del Chissene: quelle persone (voi due e gli altri) siete stati l’unico periodo della mia vita in cui ho sentito la parola amici. Amici i romani (Tia e Alessandro), Amici voi. Senza troppe menate,senza troppe frasi, però c’eravate.  Non ho coltivano nessuno di voi, per la mia incapacità di stare con gli altri, per le mie paure, per le mie angosce. Se vi avessi coltivato, (questa è la parte che non ho mai scritto) so che ci sareste anche ora, ora che ho una mia consistenza, ora che sto lottando non per sopravvivere ma per avere il mio posto che mi appartiene in questo mondo.

Ed allora ho deciso di pensare alle persone che voglio bene e di chiedergli di venire il 22 settembre solo per un bacio e un “auguri” e di fargli capire che ci tengo per davvero. Ancora una volta e sperare che ci siano.

E così ho sentito il bisogno di scrivere a Daniela la persona che per un anno e mezzo mi ha sostenuto in questo casino, nonostante i suoi casini.

Ho subito pensato  a Manlio con cui ho parlato talmente tanto da sapere quanti peli ha sul culo (no beh sia mai ahahha)

E ho pensato che ho proprio voglia di rivedere alcune persone e così di invitarle senza pretese, senza chissà quale attese, ma con la sola voglia di rivederle.

Perché si comprare l’iPad è stato più dettato dalla voglia di rivedere Andrea che dal bisogno di un Tablet e la cosa assurda che quando l’ho visto, era lo stesso Andrea di tanti anni fa e quando l’ho abbracciato e gli ho detto “sai che io e Francesco ci siamo lasciati” ho sentito quella sensazione che non sentivo da tanto, quel calore di non sentirmi sbagliata.

E dentro di me morivo all’idea di aver perso l’occasione di coltivare amici veri.

E ci sono altre 2, 3 persone lasciate in sospeso che ho solo voglia di chiedergli “come va?”, come se avessi persone delle puntate della loro vita.

Gli anni passano e la vita va avanti e dubito che voi abbiate pensato a me, ma io che mi cibo di immagini che non esco di casa che ho paura degli altri, si ci ho pensato a voi e mi sono chiesta “che fanno, stanno bene?”. Ecco un aperitivo il 22 settembre per farmi sapere che state bene.

Spero tanto possiate darmi questo regalo, sarebbe importante.

Tornare

Tornare

Tornata.

Dall’otto agosto al 26 sono stata in Sardegna facendo un bel tour ho visitato la parte nord occidentale dell’isola (Castelsardo, Alghero, Oristano, Cagliari con annesse spiaggie), ed avendo fatto un tour in moto passando da spiagge, agriturismi e b&b vorrei riuscire a scrivere qualcosa.

Il mio blog è molto personale, è il mio diario ove “vomito” quello che ho dentro e quindi posso comprenderlo solo io ed è il vero motivo per cui non ho lettori accaniti e commenti.

Il blog nasce per esigenze personali e ora lo cibo perché è mio, per questo non sono stata mai definita una blogger in quanto oggi per esserlo devi essere personaggio e aver un tema.

Non penso che farò mai una di queste due cose, però racchiuder le proprie esperienze è bello per te stessa e magari è utile per gli altri.

Scrivere però del proprio viaggio o lo si fa nel durante, quando le  emozioni sono fresche, oppure lo si può anche fare dopo ma in entrambi i casi ci vuole tempo e devozione. Ed io sinceramente non so se ho queste qualità, vedremo cosa posso fare.

 

Tornata a Milano che ancora vuota. Tornata al lavoro, che è come prima.

E poi vi è questa piccola biscia che si attorciglia in me e che stringe lo stomaco. No niente ansia da ritorno. Lavoro perché è il mezzo per uno stipendio.

La morsa è dovuta alla consapevolezza che i problemi che vi erano prima ci sono ancora ora con una nota di colore in più: la voglia ancora più forte di risolverli e di avere una vita normale e poter dire serenamente “noi”.

Della Sardegna porto con me la sorpresa della Costa Verde e dei B&B e una strana sensazione che è cresciuta di giorno in giorno e che sta diventando la voglia di qualcosa di importante e che cerco di non far trapelare.

In Sardegna ho ritrovato nuovamente la voglia di star con te, non che l’avessi persa, semplicemente si è rafforzata ed è ancora di più diventato qualcosa di cui non posso farne a meno.

Già lo sapevo ma ora è qualcosa di assolutamente tangibile. Voglio te e lo voglio nella maniera più concreta, più reale e matura possibile e quella famosa biscia stringe lo stomaco e sale su fino all’esofago piano …e spero non arrivi in gola …

Vorrei solo una vita normale, questo voglio.

Buone Vancaze

Buone Vancaze

Come ho detto ho iniziato il mio 365 Project.  La foto che vedete sopra è la n.4 ovvero il quarto giorno. Per ora sto producendo. Vediamo come finirà.

In vacanza le farò sicuramente, non so se riuscirò a pubblicarle, non tanto per la connessione che non manca, più che altro per fare quelle sane e piccole modifiche.

Comunque! Domani sera si parte. Non ho ancora molto preso coscienza che sono in vacanza, ma forse quando mi butterò a mare come una balena (con annesso spruzzo!) …forse lo comprenderò.

Quest’anno alla faccia del caro traghetto si va in Sardegna.  Facciamo un gir in giro per le coste sarde tra un B&B e l’altro..vi saprò dire, io abituata allo spiaggiamento 4 stelle Valtur!

Ma come mi capita da quasi 2 anni, non mi importa. La cosa essenziale, fondamentale, senza la quale ormai non ha più senso nulla. E’ la sua presenza.

Lo stare con lui.

E quindi! Andiamo e partiamo.

BUONE VACANZE

My 365 Project

My 365 Project

Tutto nasce dalla lettura di un articolo sull’applicazione per iPhone  come documenta il mio blog a pagina 23 maggio .

Dato che la mia costanza e devozione in qualsiasi cosa dura il tempo di bersi un caffè ed esser attrati da altre cose, mi sono detta che non sarei mai riuscita a farmi un autoscatto con l’Iphone nella stessa identica posa per poi vedere l’invecchiamento del mio bel viso dopo un anno.

Così mi sono inventata un più banale: una foto al giorno con iPhone e anche in questo caso i risultati non sono esaltanti, come dimostrano i mesi appena trascorsi:  12 Mouths Day by Day.

Non arrivo mai a 30 foto, c’è da dire che anche se ne faccio di più poi non le carico essendo butte brutte. Non che quelle pubblicate siano bella, beh ma è già qualcosa!

Poi sarà stato il caldo, la noia, l’iPad nuovo, il fatto di pasere le mie pause pranzo a guardare le foto degli altri…insomma per farla breve!

Ho deciso di inziare il mio 365 Project. Molti lo fanno per imparare ad usare meglio la macchina fotografica e quindi si danno un progetto al giorno: una macro, un self, uno scatto in bianco e nero ect. Lo studiano, lo fanno, anlizzato i dettagli della fotografia e cercano di capire dove sbagliano.

Per me sarebbe praticamente impossibile!

Ho ripiegato su un altro 365 Project, ecco le regole:

1)      una foto al giorno

2)      una foto in autoscatto

3)      una foto di me medesima in autoscatto con la Signora Peppina

Avrei potuto limitarmi e impormi il solo uso della macchina fotografica, ma dato che non so dove mi possa portare la vita, ho fatto uno strappo e quindi gli strumenti ammessi sono:

macchina fotografica, iPhone e iPad.

Le foto sono caricate su Flickr:

http://www.flickr.com/photos/pepechan/sets/72157627334078566/

E per una visione più semplice, o per darmi un tono, o perché non lo so qui il blog!!

http://pepe365.tumblr.com/

La cosa che ho già imparato in due giorni e che mi devo concentrare meno su foto assurde non essendo io capace e fare una semplice foto a fuoco.

Ci riuscirà a finirlo? Mah!

 

 

Scrivere, per non morire

Scrivere, per non morire

Il problema fondamentale è che a me le persone condizionano.

Non mi nascondo. Sono fragile, sono insicura ect ect quello che volete.

Ma almeno una cosa non ditela: ” segui le mode”.

Proprio per non essere etichettata così, proprio perché , come detto, mi faccio condizionare, se una cosa va di moda la escluso a priori.

Poi si ho un IPhone 3 GS e allora? Non lo volevo, pensavo fosse difficile da usare poi l’ho provato e mi è piaciuta la possibilità di avere musica, mail e telefono insieme così da non dovermi portare a presso l’ipod il motorola e dato che stavo per seccare la connessione a casa che trovavo inutile.

Poi ho scoperto tweeter che è diventato come un amico fedele e le app per wordrepress.

Di facebook me ne infischio, del mio blog, delle mie foto e del mio bisogno di scrivere sempre no.

Perché scrivere mi permette di non piangere in pubblico, scrivere mi permette di non mandare a fanculo la gente, scrivere mi permette di apparire un poco più normale.

E se già il blog è una terapia twitter è come una bella dose di narcotizzante quando l’ansia mi sta per braccare.

È dal 2008 che volevo un Mac Air ma qualcuno mi ha consigliato di non prenderlo e io deficiente ho detto “ non capisco molto di queste cose mi fido”. Così ho preso un HP che è tutto fuorché un pc portatile che per anni non ha funzionato poi grazie alla bontà divina di mio nipote ora va.

Dovrei essere contenta e fiera, ma io non volevo quel pc, non l’ho mai voluto.

Volevo qualcosa di leggero, per aggiornare il mio blog, per vedere le foto subito, per poter continuare a scrivere ed isolarmi dal mondo.

E allora ho comprato l’Ipad, moda? No.

Per mesi ho aspetto l’uscita del tablet della samsung ed ero pienamente convinta di prendere quello, poi semplicemente perché con l’iphone mi trovavo bene e quindi già ero entrata nell’ottica ho scelto l’Ipad.

Non me la meno che ho l’Ipad non lo sto dicendo praticamente a nessuno. Non vado in giro come qualcuno dicendo “il mio gioellino” e sono consapevole del fatto che la maggior parte della gente lo trova una cagata e che se mi chiede: “a cosa lo usi” e anche se glielo spiegassi non capirebbe. (conoscete Twitter, WP, foursquare, google, google calendar, google reader, google buz, delicious, aNoobi, misio, flickr, picasa , iobloggo, splindere, blogger, tumblr?) .

Volete sapere a cosa lo uso?

Per momenti come questo in cui mi sento una merda, stupida e insignificante ed ho bisogno di immagini belle. Ed allora mi rifugio nel mio mondo dove ci sono persone che campano con animali, alter ego e roba varia.

Dove scrivo a ruota libera quello che mi va, dove guardo le foto che mi piacciono, leggo notizie frivole e mi sembra che vada tutto bene.

Ho dei problemi, può essere! Ma sapete qual è la differenza che io non me la meno e non convinco gli altri a comprare sta roba, chiedo solo di essere lasciata in pace.

Si mi condizionate, quindi tacete.

E la cosa mi da veramente sui nervi e che voi altri che rompete sempre le scatole, che siete sempre li a prendermi in giro, avreste la possibilità di leggere quello che scrivo e giudicarmi anche una persona infelice, insicura, stupida, e forse a capire ed invece…?! Mi date sempre più addosso.

Che poi…non fosse scritto!

“Peperina: per vivere abbiamo imparato a morire” [http://about.me/peperina]

 

 

My July 2011

My July 2011

Luglio.

Meno male che è finito, è l’unica cosa che mi viene spontanea dire.

Luglio è stato il mese della pizza. Praticamente il mio stomaco non si ricorda di altro.

E’ stato il mese dei dolori, dei problemi, della voglia di staccare e andare e riniziae davvero.

Luglio è stato il mese che ho creduto davvero di perderti (non è che ora mi sono convita del contrario, però è passato).

Luglio è stato il mese dei ritrovamenti perduti, dei blogger ritrovati e dei soldi spesi.

Ricordo poco di questo luglio: scarpe, dolori, alcol, civette, ricordi, ritrovamenti

-  700 euro per un Ipad! Ecco come dar un senso a luglio.

My July on Flickr:

http://www.flickr.com/photos/pepechan/sets/72157627130010854/