leggere, riassumere, comprendere

leggere, riassumere, comprendere

Tutto ebbe inizio il 25 febbraio 2010, bene come una contabile ho estratto quanto detto e sussurrato da questa data ad oggi.

Ho riletto con attenzione, scovando nelle parole e ho ritrovato situazioni, momenti e persone.

Febbraio è il mese della negazione. Non vedevo quello che mi accadeva. Dicevo a me stessa che avevo bisogno di una persona con cui confrontarmi e con cui parlare.

Marzo è stato il mese della convinzione. Nell’attimo stesso in cui mi hai detto “parto”, ho deciso che non andavi da nessuna parte. Ho calpestato una persona buona, generosa che mi ha dato tanto, non l’ho fatto volutamente…ma non c’èra tempo.
Ti ho preso e ti annodato di certezze “io voglio te e noi staremo insieme”.

Aprile è stato il mese del transito. Tu continuavi a dirmi che una volta che avessi ristabilito la mia vita mi sarei accorta di essere più forte e ti avrei impacchettato. A me non importava quello che dicevi , io volevo te. E ogni cosa era per dimostrartelo per dirti che volevo solo ed esclusivamente te.
20 aprile 2010 forse hai capito quanto amore c’era per te ed io ho preso consapevolezza del mio stare con te era stare a casa.

Maggio e Giugno sono stati i mesi degli addii. Ho creduto per un attimo che la mia vita nel club potesse andare avanti, ci ho creduto perché per quanto sia razionale e veda le cose prima degli altri, ho un cuore. Ed a volte credo nei miracoli. Ovviamente non è successo. Sono stata usata per organizzare l’ultimo Garda e c’è chi ha deciso che fossi pazza e chi puttana. A quel punto: ciao ciao.

Sono stati i mesi in cui tutti, tranne una persona, mi hanno detto che dovevo stare da sola che non era possibile. Ed io contro tutti, anche contro di te, andavo urlando che eri la persona che cercavo da tutta una vita.

Ed è stato qui che è cominciato il disastro. Tu sei partito ed io mi sono sentita come una novella sposa con il marito in guerra. Sei tornato e, dato quanto scrivevi, ero certa che saresti finalmente giunto a me. Che finalmente saresti stato mio. Ed invece…niente.

Mia madre ha cominciato a vedere che non ero sana, la gente a chiedermi cose. Ed io a mentire.

Ho cominciato a trovare un altro lavoro, ho cominciato ad avere fretta…fretta di sistemare le cose per bene guardarti in faccia  e dirti: “o sei innamorato di me e mi prendi o resterò sola”.

E non è successo niente, niente e niente.

Luglio è volato, come tutti i luglio della mia vita. A luglio non può mai accadere  nulla siamo troppo proiettati alle vacanze.

Poi siamo partiti e si sa in vacanza ci si scorda di tutto. E tu ora , a distanza di mesi, mi vieni a dire che li ad agosto che hai capito delle cose. Cose che sono rimaste dentro di te, perché io ad agosto ho percepito solo l’immenso, la libertà e di aver vinto una vacanza. Si ad agosto ho approfittato di te. Mi sono goduta ogni attimo della vacanza, mi sentivo come in quei film dove il protagonista lascia tutto e scappa via.

Solo che questa è la vita reale e si torna a casa. E sono arrivati i problemi. Tutti insieme, ovviamente.

L’inverno. Mia madre che mi sentiva lontana mi vedeva bugiarda. Io che pesavo che mi avresti aiutato ad accelerare che avremmo vissuto quello che doveva essere. Ed allora la mia casa diventa un problema. La Zia diventa un problema. Il mio fisico diventa un problema. L’assenza di lavoro diventa un problema. Ogni cosa è più grande di me.

Ed in un turbine di momenti di alti e di bassi  siamo oggi giunti al focus:  Tu mi chiedi spiegazioni e vorresti liquidarmi.

Puoi metterla così se è più facile. E’ colpa mia.

Per una volta nella vita, per 5 mesi esattamente, sono stata romantica, fragile e ho fantasticato su tutte le situazioni meravigliose che mi potevi far vivere, su tutto quello che si poteva realizzare insieme a te. E pareva fosse semplice, pareva che non dovessi chiedere che tu fossi consapevole che dovevi essere tu a farmi vedere come si ama.

E dentro di me ero certa che nessuno potesse amarti come me, e che tu ti saresti accorto che hai vissuto e sofferto, ma mai ti eri dato, mai ti eri aperto e saresti venuto da me semplicemente dicendomi “nell’insegnarti ad amare ne ho scoperto il vero significato è con te che voglio stare”.

E nel lasciarmi cullare da questa cosa ho scritto post su post che pensavo leggessi attentamente e non solo perché io ho una predilezione per il web, e che vedessi le cose che non ti dicevo ma che scalpitavano dentro me.

Ho sbagliato. Ho sbagliato perché sono stata quella donna che nei tempi moderni non può esistere.

Ora? Ora, mi spiace, mi sento delusa, tradita, sola e abbandonata.

Ci sei. Lo so . Perché anche tu sei fottutamente buono.

Ma non voglio più queste cose.

Puoi solo prendermi e portarmi via e accelerare e fare quello che non è stato fatto a giugno 2010 oppure è il caso che io ritorni nei miei 50 mq, mi faccia un gatto e fantastichi di un mondo che non esiste.

Mi spiace non ho altre soluzioni.

 

 

Visita… da Ronald

Visita… da Ronald

Oggi sono andata a trovare Ronald, non lo faccio quasi mai…ma alle 12 mi è venuta un’immensa voglia di grasso, salse e mani appiccicose.

Lungo la strada per arrivare a Ronald finisce che compro un orologio e dei profumi. E questo mentre penso se mi conviene tornarmene a casa mia oppure prenotare un albergo, tutto per non farmi trovare a casa stasera.

E mentre penso a questo, penso ai profumi che possono dare fastidio a LUI e penso che prima di fuggire forse è il caso che gli prepari la cena.

 

E poi mi ritrovo li da Ronald che decide di farmi un hamburger, ma non il solito grande schifoso, un più piccolo decoroso..e me lo mangio in silenzio mentre da una parte c’è una famiglia che parla di San Marino e dall’altra due messicane che parlano di lavoro.

Prendo il cesto delle pattatine, si Ronald ha preparato anche quelle, e le mangio una una, piano assaporando ogni centimetro di salato e penso. Penso al fatto che sono in Porta Ticinese che mi piace il corso, mi piace il parco, mi piacciono i negozietti che mi ricordano Londra.

E mi chiedo perché non posso uscire prendere un volo e bere il caffè a Londra.

Il salato è ovunque: le mie dita, le mie labbra, la mia borsa…per fino sulle scarpe.

Vorrei leccarmi tutta dall’alluce alle orecchie e sussurrarmi “ti voglio bene”.

Esco e cammino lenta, molto lentamente, ascolto piccole frazioni di conversazione. Mi bruciano gli occhi. Accendo una sigaretta, la seconda. Male molto male, io non fumo.

E mi ritorna in mente il localino americano che fa le cake, ma non fa caffè americano. E penso che potrei fare la follia e andare in Rinascente e comprarmi una Gucci. E penso alla faccia che farebbe la mia carta di credito e poi la tua.

E penso a te. Al tuo faccione gonfio, ai tuoi piedi sempre caldi a cui mi appoggio ogni sere. E penso al fatto che il tuo è stato il primo bacio.

Ritorno dentro, al fresco, nell’isolamento del lavoro. E dico che non sto bene, che voglio andare a casa. Che forse non riesco ad arrivare a fine giornata.

Ronald non è stato devastante, non come pensavo. Il sudiciume di salsine è già sparito ed io ho una gran voglia di cake e caffè americano per poi fare shopping in vie enormi semplicemente saltellando e poi fermarmi in un Messicano.

Succede che mi chiami e hai la stessa voce calda di quando ho deciso di mettere sotto sopra la mia vita, di quando mi hai chiesto “come va?”.

E io vorrei solo abbracciarti, vorrei solo sentire il tuo calore e dirti che mi dispiace.

Che sono una stronza egocentrica …. E poi sorrido perché li in un angolo Ronald mi dice: “succede solo da Mcdonalds!”

 

 

Posso?

Posso?

Sono stanca, mi bruciano gli occhi.

Non penso di riuscire a fare ragionamenti logici e sicuramente, come sempre del resto, il mio italiano sarà controverso. Rileggerò e mi domanderò perché non riesco a farmi comprendere.

In tutta onestà questa sera non mi importa.

Digito sulla tastiera senza neanche guardare lo schermo, non mi importa.

Mentre riordinavo e pensavo di accendere il PC tante frasi sono comparse davanti a me, nessun filo logico…gocce.

“ce l’ho con me stessa per averti deluso. Per non essere affidabile e professionale. Per non essere spensierata, per non ridere”.

“Ce l’ho con me, perché so che la cosa più vera è che staresti con lei perché era lei che volevi. Non sarai mai nelle mie condizioni”

“Ce l’ho con me perché due settimane fa l’unico colore che vedevo era il bianco e mi sembrava così stupido, così lontano da quello che sono, o dall’immagine che il mondo ha di me, di non aver neanche scritto la parola “bianco”, di non averla pronunciata”

Cambio stanza, mi lavo i denti , mi guardo e stranamente non vedo quel viso cattivo che mi ricorda mio padre. Mi sento debole, non mi vedo fragile..ma debole. Ripenso al ritorno da Nizza e rifletto sul fatto che ci ho pensato. Non ci ho sperato, ma ci ho pensato. E la consapevolezza che in fondo lo voglio, che lo sento, che sarebbe una cosa meravigliosa…mi ha sfiorato, mi ha cullato e stranamente non mi ha fatto paura. Ora ripercorrere quelle emozioni mi fa strano, come se non fossi io. L’attimo è passato, andato.

Vado in sala, osservo e sussurro “cade tutto a pezzi”. Non ce l’ho con te, con il tuo mondo. Ce l’ho con me, per non riuscire a fare case, per non riuscire ad avere il calore.

“Ti ringrazio per il viaggio dell’anno scorso se non era per te non l’avrei mai fatto. E pare un sogno, pare un tempo lontano e nello stesso tempo i silenzi e i sapori mi appartengono. Durante quel viaggio mi sono sentita libera, mi sono sentita finalmente senza una definizione e finalmente, per davvero, non mi importava”.

“Ti ringrazio per tutte le cose che mi fai fare, mi sento come una bambina portata in giro dai genitori. Grazie”

Ci sono tante cose belle, ci sono tante cose che fai.

Ce l’ho con me. Ce l’ho con me che se ne approfitta e non fa niente.

Non voglio una relazione, voglio essere amata.

Voglio stupirmi di essere felice, e non spaventarmi.

Voglio correre e sapere che c’è qualcuno che mi insegue. Voglio smetterla di pensare cose stupide, vorrei che succedessero.

Vorrei che succedesse, vorrei … anche solo pensarlo mi fa una strana morsa allo stomaco e un attimo dopo  respiro e poi lacrime.

E come se cercassi di dirti qualcosa ma non esce e lo caccio dentro, nel profondo per lasciarlo morire.

È tutta la vita che non chiedo, non mi espongo per paura di un “no”.

Io non comprendo…. non  so. Anche se non fosse vero,vorrei che me lo dicessi. So che è stupido.

Ho rinunciato al bene dei miei, ai brava, ai mi manchi. Ma questa cosa la voglio, la voglio come l’aria, e non voglio rinunciare, non voglio.

Fammi male, prendimi in giro, ma ……… è sbagliato eppure è l’unica cosa che mi martella dentro nello stomaco, su fino ai polmoni per scoppiare in un urlo nel cervello. E lasciarmi li stordita

Piano ascolto il silenzio e ogni giorno torno a morire.

 

verde e rosso

verde e rosso


Vorrei stare a piedi nudi e bere una tazza di caffe.
Vorrei sorseggiare il caffè e sentire il vento sfiorarmi la pelle.
Vorrei riuscire a fermarmi e riflettere.

Vorrei scriver quel che cè. Afferrare quel che è rimasto.

Stringere il pugno… e poi piano, lentamente aprire la mano.

Sospirare e veder volar via quel che c’è.

Comprendere.

Chiudere gli occhi, sentire la tua mano sulla mia spalla. Voltarmi. Guardarti e sapere che è li che è andato.

Vedo una libellula volare e sparire.
Vedo un piccolo bruco verde camminare faticosamente sul pavimento.

Vedo te con un mano un fungo rosso e sorridere.

Vedo immagini e colori.

Ma non afferrarlo il senso.

Ed il non senso che mi culla e mi riscalda. Io follia.

 

 

Presa all’amo

Presa all’amo

Ho passato due giorni a piangere a dormire ed a combattere mostri.

Poi è arrivato qualcuno che mi ha dato una badellata in testa e con estrema calma mi ha chiesto di elencare i miei problemi. Una volta fatto ciò, mi ha dato una mano a risolverli.

In tutto questo balletto di piagnistei ho anche riletto i miei post ed è sempre la stessa solfa.

Io che mi lamento del fatto che le cose non cambiano, che mi tocca mentire, che non mi sento a posto.

Sono mesi che me la prendo con una persona che sarà pure un perfetto stronzo ma che a me personalmente non ha fatto granché. Ho scaricato su di lui tutte le mie insicurezze cercando, volutamente, che accadesse qualcosa di negativo.

Non è da me.

Sono cresciuta affrontandoli i problemi, distruggendoli e ponderando le situazioni. Un anno fa eravamo io e te sul balcone e io ti dissi: “non mi pento di una sola scelta che ho fatto nella mia vita perché l’ho fatta con il cuore e con la certezza che ero in buona fede. Se da queste scelte poi è scaturito dolore o, nel lungo periodo, si è rilevata sbagliata, amen. Non ho nulla da riseminarmi proprio perché l’ho fatta in buona fede”.

“Sara dico a te dove se finita?”. “Dov’è finita la Ledy Mastrolido tutto fare e la Judy Peperna dei poveri?”.

Ho fatto la cosa più stupida e più sbagliate che uno possa fare. Mi sono auto commiserata ed ho messo la testa sotto la sabbia. Intorno a me era un turbine di mezzi e persone che mi sfrecciavano vicino. Invece che alzare la testa e dire la mia, me ne sono stata li tremante, per lamenterai, al calar del sole, del fatto che nessuno m considera e del fatto che le cose non cambiano.

E di me cosa è rimasto? Due occhiaie profonde, un mal di schiena cronico e un senso di impotenza.

Basta. Basta. Basta!

La prima cosa da fare è mettere a fuoco l’origine di tutti i miei problemi.

“Mi sono innamorata di una persona splendida, generosa, ingegnosa, di intelletto, fuori dal comune” e per grazia divina questa persona mi vuole bene.

Il problema sta nell’accettarlo nell’alzare il telefono e dire a mia madre: “sai che c’è? C’è che sto bene, c’è che non mi vergogno di dire che ho trovato la persona con cui voglio passare il resto della mia vita. E sono talmente convinta di questa cosa che ho preso i bagagli e mi sono trasferta da lui. E sai una cosa mamma? A te non piacerà solo perché è più grande d me. Però mamma quello che non tieni conto che io ormai sono grande e soprattutto non sto facendo nulla di male”.

Il secondo problema, o il primo o l’intro del problema è che mi sono innamorata di una persona e mi trovo nell’assurda situazione di non poter saltellare gloriosamente in giro per i prati. Io sono una persona istintiva che vive la vita in presa diretta, che si muove secondo le regole del cuore e l’irrazionalità mentale. Ora mi trovo a dover dire piccole stupide bugie a dover trattenermi dal dire: “questo week end è andato alla grande perché io sono felice con il mio orsetto lavatore”.

Questo continuare a trattenermi mi fa male un male immenso che mi porta a negare quanto amore ho per questa persona, quanta voglia ho di stare con lui e dimostrargli quanto ho voglia di essere amata e accudita da lui.

 

In fondo al cuore c’è una vocina che mi dice “non rovinare tutto. Arriverà il tuo momento, arriverà. Le persone sanno come sei fatto e chi lo sa davvero non può che vederci bene da questa storia e non vedrà marcio. Le persone pettegole, curiose (si mia cara la maggior parte) ti additeranno come la puttana approfittatrice, ma tu sai che non è così”.

Questo è il nocciolo. Vorrei comprare una pagina di giornale e scrivere:

“Cari Italiani che in qualche modo mi conoscete chi veramente, che per sbaglio, chi solo tramite una rubrica.

Sono qui oggi in tutta onestà per dirvi che io l’amo. Che io non ho fatto niente per far accadere alcunché. Ho alzato lo sguardo è l’ho amato appena l’ho visto.

E quando ci siamo abbracciati ho capito di aver finalmente trovato il mio posto.

E fin ad oggi ho vissuto nella menzogna, ho sofferto per questo, mi sono difesa, e sono stata scorbutica, aggressive e vigliacca.

Dato che tanto poche persone crederanno alla mia sincerità ho voglia di gridare al mondo quanto lo voglio e vi garantisco che per me d’ora in poi ci saranno giorni migliori, perché mi mettere nelle condizioni di essere oggettivamente e socialmente giusta così da dimostrarvi che sono 501 giorni che sono vivo e non posso bere da questa rinascita a causa della mia fragilità e sensibilità”.

Solo nel fantasticare questo mi sento meglio.

Fra 73 giorni esatti compio 30 anni vorrei regalarmi l’inizio della mia vita insieme a te.

 

 

My June 2011

My June 2011

5 giorni ormai sono oltre giugno. Per 5 giorni sapevo che per tener fede al patto “dovevo” scrivere qualcosa il mio Giugno.

My June.

Giugno è iniziato nel migliore dei modi. Festa della repubblica. Io personalmente verso l’Isola d’Elba. Quattro giorni particolari.

La prima vera volta di noi due al mare.

Si è tornati è c’è stata solo pioggia. Milano che non ricorda che sia estate, io che non ricordo quali sono le cose importanti.

Giugno il mese dei pagamenti, dei 730, della quattordicesima.

Giugno e ritorno da mia madre e si ritorna indietro si ritorna alle lacrime al sentirsi da soli ed inappropriati e si spera che luglio sia meglio.

Il mio giugno è stato come il cielo che avevo per 30 giorni sulla testa…un giorno sole splendente un attimo dopo vento e pioggia.

[Il resto del mese on Flickr]

 

 

Avere ragione

Avere ragione

La cosa che più mi da fastidio è avere ragione.
So che pare una cavolata, o una cosa detta tanto per dire.

Quando interagisco con gli altri, aimeh è più forte di me, non riesco a non analizzare, a non essere una spugna.
Osservo, catalogo, rielaboro… e finisce che vi conosco, che comprendo, che vedo meccanismi che neanche voi siete in grado di mettere a fuoco.
E insieme a questa “dote” fastidiosa, commetto un altro grave errore: dico le cose come stanno.

Non ricordo bene quando, per come è cambiata la mia vita potrei dire un secolo fa, mi trovavo in quel di Torino.
Insieme a me c’era mio nipote, una persona cara, e alcuni residenti di Torino che per vicissitudini di vita avevano preso strade diverse.
Nel 2008 avevo deciso che volevo anche io delle finte amicizie con cui condividere i week end, le feste comandate e farmi due chiacchiere. Per carità! Queste persone sono brava gente, scrivo “finte amicizie” perché io sapevo cos’erano per me e cosa rappresentavo io per loro, ma nella vita per avere rapporti umani bisogna essere un po’ ipocriti…
Diciamo, come direbbero le persone ipocrite: “decisi di riallacciare i rapporti con dei vecchi amici con cui ho condiviso tanti bei momenti”.
Ecco e quindi il 2008 e 2009 sono stati trascorsi con questo avvicinamento.
Poi succede che mi innamoro sul serio per la prima volta nella vita, succede che io le persone non le prendo in giro e quindi …ognuno per la sua strada.
Succede che con queste persone si gestiva un’associazione e io, in tutta onestà, dissi: “tra noi non vi è un rapporto di amicizia, ma siamo legati da una sorta di rapporto lavorativo. Penso che anche senza di me possiate fare bene e soprattutto che vi serva qualcuno che vi gestisca la parte informatica e non un giullare che urla troppo. Per queste ragioni io esco dall’associazione ma se volete un consiglio tenetevi stretti Mr. Palletta perché lui non solo è in grado di tenervi up il sito, ma sicuramente potreste condividere lo stesso significato di amicizia”.

La cosa buffa è che nessuno ha preso in considerazione le mie parole, anzi ero quella con “problemi” che si stava andando a ficcare in una rapporto assurdo e che in realtà volevo stare con la persona a cui avevo appena detto addio.
Tralasciando il fatto che la mia vita privata è MIA e che forse una o due persone sanno veramente quello che ho passato e quanto io sia rinata abbracciando il mio Giammy il 25 febbraio del 2010 … tralasciando tutto ciò.
La cosa che mi ha fatto veramente incazzare, e quando scrivo incazzare parlo di quella rabbia che ti fa annebbiare la vista, è stata la falsità con cui mi parlavano “immagino che anche tu non stia bene in questa situazione, che anche tu sia dispiaciuta, starai passando un brutto periodo”.
1) Che cacchio ve ne frega?
2) Se metto sotto sopra la mia vita perché voglio passere il resto dei miei giorni con un’altra persona, a voi pare una cosa brutta?
3) Trovatemi una persona che non mi ha visto solo come una al servizio della causa? (ovvero portare avanti l’associazione).

E più cercavo di dire “datemi retta, ho ragione io. Voi andrete avanti e nessuno si ricorderà di mei, voi avrete in futuro splendidi rapporti con Mr. Palletta. Farete week end insieme, capodanni, raduni, eventi e sarete felici”. Più facevo questo e più le persone mi compativano, c’era una persona in particolare che mi mandava messaggi sconnessi pensando di sapere qual’era il mio problema, suggerendomi anche specialisti e facendomi capire che io potevo parlare con lei.
Ma io mi chiedo! Con che faccia uno si permette di avvicinarsi al mio privato. Io che vi ho dato? NIENTE.
Io sono sempre stata quella che faceva le feste, che organizzava le cose, che quasi “comandava”, ma umanamente da “amici” cosa vi ho dato…niente.

E, un anno dopo, eccoci signori miei.
Questo fantastico gruppo di persona ha passato il miglior anno insieme, si sono visti, hanno fatto week end insieme, l’associazione va a gonfie vele.
Qualcuno ha chiesto “dove è finita Sara?”. Qualcuno si è veramente preoccupato di come sto?
NO.

Allora perché un anno fa siete stati così fottutamente ipocriti?
Non è invidia, ma smettetela di farmi anche per un millesimo di secondo credere, che le persone si vogliono davvero, che le persone riescono ad accettare una disincantata dalla vita che dice le cose in faccia.
Smettetela.
Perché sapete in fondo al cuore, in un angolo, vorrei essere amata, vorrei anche io cucinare per 7 persone e avere persone che mi chiedo realmente “come stai?”.
E accade poi che se anche con la falsità che vi contraddistingue martellate il punto…succede sapete che poi ci resto male perché …
Perché ho sempre ragione io.