Avete rotto

Avete rotto

“Basta.

Basta con le altalene emotive che mi tolgono energia e mi massacrano fisicamente.

Basta con i loop di pensiero, con le ossessioni mentali, con le proiezioni e le interpretazioni.
Non se ne parla di lasciare, ancora una volta, che la vita scorra senza una direzione.

Basta con le rotture di cazzo, con le paranoie, con le ansie da prestazione.
Basta con le stitichezze emotive, con il trattenersi. Bilanciare, equilibrare, trovare il giusto modo, mantenere le distanze, restare nel mio ruolo, contenere, contenermi, filtrare, censurare, chiedere solo il giusto, ricevere ciò che è il caso, semplificare, gestire il gesto, proteggere e controllare.
Basta avere paura di.
Basta con i giochi di potere, con le strategie, con gli sforzi inutili di tenere un equilibrio senza essere nata circense.
Voglio riprendere a dormire, voglio ritrovare il tempo di togliermi le sopracciglia e sistemare i miei cassetti, voglio concedermi quando è gradito.
Voglio essere libera di sentirmi come mi sento, di ridere se mi va e scherzare quando ce l’ho senza sentirmi un juke box del cazzo: “metti la moneta che ti faccio sentire quello che vuoi, quando lo vuoi, come lo vuoi”.

Voglio fare i conti con il mio peggio senza doverci aggiungere altrui giudizio. Basto io. Voglio far uscire il mio meglio senza intoppi e ceffoni sulla nuca”.

Hai riassunto il mio pensiero. Grazie

Frozen fog

Frozen fog

Ieri sera mi sono vista he Vampire Diaries, sarà per questo che mi sono sognata Malese Jow, ovvero Anna, (per me più figa della protagonista). Ma detto ciò.

Il sogno si è svolto in un College Brittannico, dalla struttura molto gotica.
Il cielo era grigio, l’erba bagna di rugiada.
Le strade deserte, solo qualche studente qua e la (tutti uomini che non saprei descrivere).

C’ero io fisicamente nel sogno e c’era Illo. C’era ma non fisicamente, era da qualche parte a fare non so cosa.

Mi ritrovo a parlare con Malese Jow in un Inglese molto zoppicante, con lei che per altro mi incitava a parlare e mi diceva “però non lo parli male”. Si sto dicendo che ho sognato in inglese.
Spesso mi capita di avere conversazioni in inglese mentre dormo e non è che ho la sensazione di parlare inglese! No no, il mio cervello pensa proprio alle parole da dire, e non avendo un buon vocabolario è una fatica!

Comunque! Vagavo con Males in questo collegio austero cercando disperatamente di trovare le parole per chiderle (e qui non so che cacchio dovessi chiederle) quanto mi serviva.

Ad un certo punto si gira verso di me mi sorride ed in Italiano perfetto mi dice “Io parlo italiano” e io “Really?!” e poi aggiungo “bene così posso parlarlo anche io” e lei in inglese “No, parla inglese che ti serve!”.

E così per tutta la durata del sogno. L’unica cosa che ricordo che ad un certo punto ci troviamo su una terrazza e nel guardare il paesaggio mi ricordava molto la Scozia. Una foschia di nebbia e l’erba verdissima ghiacciata, l’aria fredda ma pulita.
Il nulla tutto intorno.

Lei mi si avvicina, io la guardo.

E non lo so. Che avessi realmente voglia di baciarla?!

Io

Io

Voglio partire, non voglio andare in vacanza.
L’altro giorno parlando con mia madre ho detto una cosa tanto per dire, ma ho visto che era quello che volevo.

Lasciare Milano, lasciare tutto indietro, esserci solo io e la vita che voglio costruirmi senza dovermi continuamente guardare alle spalle, ricevere ammende e parole velate.

Spesso cito Roma perché sarebbe ovvio, ma non ci andrei a vivere. Troppo caotica, troppo grande.

Mentre quella Barça sarebbe fantastico. Si sto vaneggiando.

Ma ti immagini?

Non mi spaventa ne la lingua ne il fatto di essere all’estero ne niente. Lo farei ora, oggi, subito.

Lo so che posso ottenere le stesse cose a Milano ma ci vuole troppo tempo, troppe energie e comunque i problemi se pure affrontati non sarebbero mai completamente risolti.

Tanti hanno trovato la propria strada e ora sono sereni. Immagino che di merda ne abbiate spalata e che di sudore ne avete versato.
Non dico che io non voglio fare altrettanto, ma egoisticamente io ho poco tempo.

La voglio smettere di paralizzarmi, la voglio smettere di trovarmi con il cervello che non sa dove andare a parare, perché tanto nulla si può fare .
E come se fossi in un videogioco ad un punto morto e solo riuscendo a sconfiggere quel mostro posso andare avanti, peccato che per farlo mi serve un qualcosa lasciato ai livelli precedenti.

Solo che io che posso fare? Lasciare il dvd dentro il pc e sperare che qualcun altro schiacci on e lo faccia al mio posto? No.

Ho un male dentro che si sta estendendo e che mi porterà al nulla, al vuoto.

Non ci riesco, mi di spiace.

L’altra Me

L’altra Me

L’altra Me: E guardo al passato, ma voglio il domani

Se fossi un’ape volerei.
Non lontano, volerei a vedere se ridi, volerei a vedere quello che ti ho lasciato.
Io non mi vedevo.
Non mi sentivo.
Non mi volevo.
Non ho mai avuto il problema di guardarmi allo specchio e vedermi brutta per poi avere i vari complessi che si hanno ad una certa età.
Non ho mai avuto il problema di non sentirmi guardata, di avere la cotta per qualcuno e non essere corrisposta.
C’ero io. C’era il mio mondo .
C’erano i problemi.
Poi sei arrivato tu, Mr. Palletta, e mi hai fatto vedere quante cose non avessi fatto e abbiamo cominciato a farle.
Nel mentre mi laceravo dentro senza neanche capire quello che mi succedeva ed ho versato lacrime e sangue. Mi sentivo sempre ed inspiegabilmente sola.
Ora comprendo.
Persone ne avevo. Le manipolavo a mio piacimento, ma non mi sono mai veramente concessa.
Penso che se fossi stata onesta, se fossi stata consapevole di quello che ero e non di quello che potevo fare, a quest’ora forse avrei quei  3 amici sinceri che in fondo servono nella vita.
Ti osservo e ti vedo circodato da persone che ti vogliono bene.
Hai una famiglia che ti vuole bene e che c’è e ci sarà.
Hai degli amici, pochi ma sinceri.
Stai forse, non sono li, capendo quello che vuoi per davver e sono sicurache avendo un gran cuore non ci metterai molto ad ottenerlo.
Guardo Tequila come una madre guarda un figlio non più suo.
Sono contenta di vedere serenità e relax, ma sono anche gelosa.
Perché in fondo io non sono generosa.
Sono gelosa non di te, ma di quello che hai, perché per quanti passi abbia fatto in questo mondo mi mancano ancora gli affetti.
Io sono quella che vuole alzare le spalle.
Sono quella che vuole indossare una gonna arancione senza preoccuparsi del contorno.
Sono quella che vuole tornare a casa e buttarsi tra le tue braccia e sentire che bastiamo noi due e che non c’è nulla di male in questo.
Sono l’altra quella che prenoterebbe un week lungo e chissene frega di quello che dice la gente, perché vorrei solo starmene in pace con te e perché te lo meriti dopo tanto lavoro.
Sono l’altra, quella che non ti dice “sogno di”, ma ti dice “*** facciamolo, io lo voglio”.
Sono quella che mollerebbe subito sta posizione per starti accanto e che non gliene fregherebbe nulla dei rischi, perché una donna quando ama si da, e quando è arrivato il momento lo sente e niente e nessuno glielo può togliere.
Ma aimeh io sono l’altra. Esisto, scirivo e respiro, ma non potere in questo mondo.

Sarà

Sarà

Oggi una persona mi ha chiesto di raccontare 10 anni della mia vita in una mail.
Sai i fatti sono semplici:
dicembre 2004 laureata
gennaio 2005 PwC
aprile 2008 compro casa ed ho anche cambiato lavoro
2009 ricambio (più o meno) lavoro e casa (più o meno).

Beh che dire, non male?!

Però dire che dal 2004 al 2008 sono stati anni tormentati e altalenati dove ci sono stati veramete momenti in cui l’avrei serenamente fatta finita.
2008 i sei mesi più belli della mia vita. Il nuovo lavoro che mi piaceva e non mi faceva più fare orari assurdi per cose assurde come in revisione, la mia dolce casina. Piccola ma di classe, immersa nel verde.
Mi sentivo forte, grande, a posto con me stessa.
Poi l’inizio della fine.
E nel 2010 è come se una biglia avesse toccato un tasto e da qui tac tac, giù tutti i tasselli del domino.

2011 un continente da scoprire
Un viaggio da programmare.

OT: La foto è della “The library at Trinity university in Dublin” (foto di: http://elementalist.deviantart.com/)
Ci sono stata. Non da sola. Questo è cambiato.

E ponte sia

E ponte sia

Il Corriere della Sara aveva messo in prima pagina il fatto che il 2011 sarebbe stato un anno avaro di ponti, con poche opportunità di sfruttare festività di mezza settimana per godersi qualche giorno di vacanza.

Ed ecco che arriva a proposito la notizia che il 17 marzo 2011, ma solo nel 2011, sarà una festa nazionale. Si tratta del giorno in cui Vittorio Emanuele proclamò, nel 1861, il Regno d’Italia. Una delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, dunque, da onorare degnamente con un ponte.

Cadendo di giovedì coloro che hanno usualmente il sabato libero potranno così godersi qualche giorno di riposo (prendendosi il venerdì di ferie) e divertimento, magari prenotando per tempo un volo low cost o un rigenerante soggiorno montano in una struttura con centro benessere. Oppure, al limite, partecipando a qualcuno degli eventi del 150°.

Qui la notizia: Ilsussidiario.it

L’altra me

L’altra me
Io giacevo inerme in un letto di ospedale.
Il pavimento era nero come la pece, le finestre chiuse da pesanti tapparelle.
Avevo gli occhi chiusi e sentivo solo il rumore di acciaiodei carrelli, delle sedie a rotelle e un tremendo soffio che saliva e scendeva.
Sapevo che li c’era qualcuno, era li con me, ma non esclusivamente.
Sapevo di poter aprire gli occhi.
Dovevo aprirli, dovevo fare capire che c’ero che esistevo ancora.
Nulla però sapeva di esistenza, nulla poteva essere importante.
La risposta era semplice.
Se avessi aperto gli occhi, avrei visto un volto di una persona che era li per me; ma quel volto non era il tuo.
Con occhi chiusi assaporavo l’odore acido e con un motto di paura intingevo le dita nell’attesa.
Dov’eri?
Durante la libagione degli dei dell’olimpo, la mia anima mi portava a volare a scovarti in questo mondo. Eri li davanti ad un citofono, sicuro che suonare al 3c sarebbe stata la cosa giusta da fare, perché i fatti erano semplice: “Tu mi volevi ed era arrivato il momento che le cose cominciassero ad andare”.
Anche il mio cuore nel fantasticare non riusciva a vederti mentre spingevi insicuro il tasto del citofono, perché forse il mio cuore sapeva che non potevo affidare a te qualcosa che dovevo affrontare io.
I miei genitori. La verità.
Aprì gli occhi e scoprì con piacevole sorpresa che i volti erano due, c’era anche il tuo nasone, i tuoi occhi dolci e un poco umidi, come spesso ti accade quando mi guardi, ti strofinasti il naso e non so bene cosa mi dicessi.
Certo era una cazzata delle tue.
Ti amo mio grande orsetto lavatore.
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Nome: Elise
Nata il: 20.03 con la primavera in bocca
Vive a: Nauru
Sito: http://lady-elise.blogspot.com/