Ho fatto 4 giorni che mi pareva di essere un animale ferito trasportato in gabbia da una città all’altra da una realtà all’altra.
Ora la ferita si sta rimarginando, sta guarendo. Solo che non mi è stato dato un periodo di degenza, non ho ricevuto attenzioni.
Sono stata rimessa in un’altra gabbia, chiamata vita reale.
E il club se non trovo una soluzione sostenibile è destinato a chiudere. E non lo voglio. La soluzione in testa già ce l’ho e che non so come fare per realizzarla, so che se mi mettessi di impegno da luglio a fine anno magari ci riesco pure.
E che lottare da soli contro tutto e tutti non è semplice. Ma scappare mai, e soprattutto non così non è giusto.
E il lavoro mi ha travolto come un treno. Questioni logistiche, situazioni, impegni.
Mia madre che pensa che disdico un contratto della Telecom per non essere controllata, e non avere il coraggio di dirle quello che c’è sotto il naso. E sentirsi dire che ho la strada verso l’alto che la casa sarà mia per i prossimi 15 anni.
Sono contenta che ricominci, che hai trovato la strada è giusto.
Piango.
Piango perché ho bisogno di te in questo preciso istante, ho bisogno di sfogare le mie paure verso te, verso il lavoro, verso il club.
Ho sempre deciso tutto io, ho sempre segnato io la strada. Ora pare che tutti voi vi siate messi d’accordo per metterci degli ostacoli sul terreno e mi avete lascito senza armi, senza attrezzi a sistemare il tutto.
So che se mi impunto io riesco, io riesco sempre. Perché sono la persona più testarda del mondo.
Solo che vi è una vocina li in fondo che mi dice “vuoi davvero sistemare le cose”.
Egoisticamente parlando so che la scelta più giusta sarebbe tagliare e crescere, andare avanti e buttarmi a capofitto in altro.
Ma per una volta nella vita mi riesce davvero difficile “sbarazzarmi” di qualcosa.