ta, ta…batte

ta, ta…batte

E “illo” disse:

“Non so dove mi porterà questa marea, a largo o a riva non ne ho idea, se con qualcuno o se con te, non so domani neanche se sarò con me. Ma se domani un altro sole il tuo corpo riscalderà , però domani un altro bacio dimmi che sapore avrà . Se domani un pensiero di ciò che era ieri ti chiamerà , tienilo con te perché dopo un giorno ancora forse se ne andrà

Domani

.. la conseguenza di quello che  vivi oggi …

di quello che stai lasciando di te qui, ora, ieri.

Domani

…. vuoto


Verso casa

Verso casa

Seduta sul divano a guardare la tv. Ormai sono quasi 3 mesi che non lo faccio. I miei 50 mq mi piacciono. Ho speso tutto quello che avevo da parte x arredarla. Niente ikea, niente mercato. Mobili che in 100 mq avrei potuto riadattare e aggiungere. Un accordo con il mobiliere. Elettrodomestici ad incastro, cucina su misura. Tende belle. Asciugamani della bassetti, tovaglie da 40 euro. Tutto x la mia casa, colei che doveva essere un passaggio x una più grande.
Ora?
So che l’ho voluto io e non mi pento.
Sono Felice, ma preoccupata.
Qui non mi sento più a casa. È l’evidenza del mio fallimento , del mio voler essere prima donna ed essermi autocostruita un mondo.
“‘le cose si fanno in due”,vado dicendo, già.  Ma io non l’ho fatto. Ho “giocato” alla pianificazione scientifica di quello che era giusto e ovvio. Ed ora?
Ora mi trovo ok con una casa di proprietà e sono Felice di ciò, ma senza un soldo da parte e quello speso non lo sento mio. E se arriverà il momento di affittarla, sarò contenta perché significherà una certa cosa. Ma mi spiacerà perché non è la casa di una giovane squattrinata.
Non mi sento più a casa. Casa è altrove.
E mi spavento ora che sono qui da sola a riflettere.
Arriveranno scelte difficili, momenti pesanti… Tutti ciò per essere…per avere…noi.
Lovoglio.
Non voglio provarci, voglio… Quello che urlo di notte a me stessa.
Voglio essere io. Voglio che mi ami, che mi ami come non hai mai fatto e che questo ti spaventi, perché perdere a sto giro sarebbe perderti davvero, perché è con me che ti senti vivo e completo, è con me che vuoi stare.
Voglio sentire solo l’amore poer me, senza fantasmi e senza danni.
Voglio che questo darci, diventi presto un noi, un nostro.
E voglio che da questo amore… così vero, senza pregiudizi e preconcetti. Questa voglia di noi, di volerci, di amarci possa divenire… Possa essere qualcosa di più di un noi. E voglio che da questo nasca qualcosa. Voglio guardarlo e commiovermi e rivedrmi e vederti.
Non voglio provarci, ma voglio quello che sento mio più di ogni altra cosa.
“le cose si fanno con calma”, vero. Ma in questo caso… Forse.. Accellerando, con un mezzo sicuro e la testa, è meglio.
So che non dovrei pensarlo, ma io e te certe cose non le faremo, ma non mi interessa , voglio ” il seguito” voglio quello che succede dopo la scritta”the end” .
Dio ti prego. Io ci sono, vivo e giuro farò bene con la testa, niente cazzate. Ma ti prego, non farmi cadere, non farmi male, perché intravedo la via di casa.
Verso …
Si. È lui.

Posted by Tabata
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Desigual sbarca a Lissone!

Desigual sbarca a Lissone!

Non ci posso credere! Non ci posso credere!
Ero pronta a comprare un biglietto per Londra (tra l’altro se vi interessa Roma – London 22 euro tasse incluse), pronta a partire verso la “Melinda” per comprare l’abbigliamento estivo di Desegual.
Quando!
Notizia del giorno:
Dal 23.03.2010 da Maxi Sport è arrivato un nuovo fashion brand: Desigual! Le creazioni della famosa azienda spagnola sono disponibili in negozio nei reparti moda donna di Merate e Lissone.

E Lissone direi che assolutamente più avvicinabile di Londra, Spagna, Germania e Austria.
L’unica pecca e che i Maxi Sport sono già cari di loro mentre a Londra tra crisi, cambio e che la marca non se la fila nessuno li avrei trovati a prezzi stracciati.

Però la cazzata di trovare un volo da qui a boh fine luglio per Londra per andare a fare shopping è dal 1992 che dico che la devo fare! Se mia madre è andata con questa logica a Barcellona a 56 euro, vuoi che io non vada a Londra con 40 euro?! Sai che bello? Andare a Londra fare shopping, bere un cappuccino da Starbucks, sciabbattare per Picaddilly e poi comodamente prendere l’areo e tornare.

Ok la finisco con i voli pindarici, ma Desegual ha proprio della roba che mi fa impazzire! Ci sono certi vestititni colorati, le gonne, le magliette, poi le borse di stoffa.

Comunque un giro da Maxisport non me lo leva nessuno! Sia mai che trovo i guantini taglia S ….

Alcune (ma proprio pochine eh eh) che vorrei comprarmi!

Vincere. E vinceremo!

Vincere. E vinceremo!

Io non corro per il piacere di sentire il vento. Io corro per vincere.
E mi piace vincere.
E se non vinco mi incazzo e mi pesa e non riesco a buttare già il rospo. E voglio essere la prima.
Ma non la prima in funzione degli altri o paragonata agli altri. La prima nel senso della prima come ballerina della Scala, l’unica che può essere esposta alla prima fila dei giudicanti, l’unica che non si può permettere di cadere, l’unica e la sola.
Non la prima perché più brava, ma perché unica e da sola nella sua unicità.

Certo posso anche fare gioco di squadra, mi piace se la squadra è vincente, e se non lo è troviamo il modo di essere almeno i perdenti più fichi! Come era in PwC i miei team sgangherati non erano PwC Compliant, o non utilizzavano sicuramente metodi canonici, ma erano gli unici a fare cose da fichi e prendersi meriti che i team strutturati e organizzati non sarebbero mai riusciti a prendere.

Un mese fa dissi con convinzione “Se mi prendo la responsabilità, si fa a modo mio e si vince. Si va avanti a testa alta e ci si riesce”. E qualcuno mi disse: “puoi anche volere con tutte le tue forze qualcosa ma non è detto che la ottieni io ne so qualcosa”.
So che io posso voler tutto, ma se cammino per strada e mi sparano…paf! Fine andata.
Però io ci credo e quando credo mi intestardisco,e essendo figlia della donna più testarda del mondo, ottengo quello che voglio.
Magari quello che ottengo non è quello che il mio animo voleva, nel senso che spesso mi sono posta degli obiettivi perché giusti e legittimi e li ho ottenuti con zero gratificazione, ma li ho ottenuti.

Ma visto che ora seriamente ho tracciato una linea sulla sabbia ed è talmente profonda che le onde non possono far altro che entrarci e divenire fiume e scavare, scavare, e portare la propria forza sotto terra finchè non germoglierà qualcosa..ora se dico che voglio una cosa, la voglio con ogni fibra del mio corpo, la sto volendo, e con la mia testardaggine, la mia stronzaggine, la mia distesa di muscolo, otterrò quello che voglio.
Punto.
E non esiste “sono tuoi feticismi”. Io voglio vincere.
Voglio guardarvi uno per uno e sorridere e dire: “e allora? Chi aveva ragione?” A partire da te mio caro. Perché la più grossa soddisfazione sarà sentirmi dire da te: “si avevi ragione” e sentire che profondamente vi è un solco dentro di te, un segno profondo, indelebile che non farà mai male se mi avrai con te…
E voi altri, voi che giudicate, che vedete male, che non capite, che rendete tutto così banale e brutale, voi si sto parlando di te laggiù con gli occhietti piccoli e di quell’altra con i capelli lungi e pure di te senza capelli e si si pure te che sudi parecchio. Tutti voi non potrete farl altro che dire: “non l’avrei mai detto….”.

Perché giocare una partita? Solo per il gusto di giocare? Cazzate. Si gioca per vincere, metti sul piatto tutto quello che hai, rischi per vincere, palpiti per quello che hai messo sul piatto, arrivi ad odiarti e a temere la caduta libera.
Ma sai che soddisfazione, arraffare il piatto, prendere a calci il tavolo, correre verso la posta. E poi lentamente, con la mano sulla maniglia, voltarsi e guardare uno per uno tutte le persone che non ci hanno mai creduto e dire: “Fanculo!”.

Io sto correndo …. Corro.

Peperoni ripieni, light

Peperoni ripieni, light

Volevo fare i peperoni ripieni con trita e ciccia anche da rifilare al fratellonzo, poi mi sono detta che tra il mio colesterlo la panza di Bubo …alla fine l’unico che poteva realmente mangiarseli era appunto il fratellonzo.

Vero che potrei farglieli solo per lui… ma magari d’iverno ,dai! In teoria è primavera!

E quindi ricettina light, light!

Peperoni ripieni con il riso

Ingredienti x 2( poi moltiplicate)

* 2 peperoni di medie dimensioni, bassi e larghi
* 2 pomodori maturi (200 g circa)
* 2-3 rametti di prezzemolo
* ½ litro di brodo vegetale
* 1 scalogno
* 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
* 160 g di riso
* pepe

PREPARAZIONE
* Lavare i peperoni sotto acqua corrente e tagliare le calotte con un coltello affilato, tenendole da parte. Rimuovere dall’interno i semi ed eventuali filamenti. Riporli su un tagliere capovolti.
* Lavare i pomodori, tagliarli a metà e privarli dei semi. Ridurli a cubetti.
* Lavare il prezzemolo, selezionarne le foglie e tritarle finemente con la mezzaluna su un tagliere.
* Scaldare il brodo.
* In una pentola da minestra far soffriggere a fiamma bassa lo scalogno tritato molto finemente con metà olio.
* Aggiungere il pomodoro e lasciar insaporire 2 minuti.
* Aggiungere il riso e farlo tostare un minuto.
* Unire un mestolo di brodo bollente e impostare il timer secondo i minuti di cottura del tipo di riso che si sta usando (solitamente 15-18 minuti).
* Continuare unendo il brodo man mano che viene assorbito, mescolando di tanto in tanto, senza lasciare che il composto si asciughi troppo, altrimenti cuocerebbe male ed in modo discontinuo.
* 2 minuti prima della fine del tempo di cottura del riso, unire un cucchiaino di prezzemolo tritato.
* Mescolare continuamente e portare a fine cottura.
* Spegnere il fuoco, unire una grattugiata di pepe e lasciar riposare.
* Ungere una pirofila da forno abbastanza grande da contenere tutti i peperoni in piedi.
* Spennellare l’interno dei peperoni con un filo d’olio, cospargerli con un pizzico di sale e riempirli con il riso.
* Coprire ciascuno con la propria calotta, condire con un filo d’olio, una grattugiata di pepe ed infornare per 45 minuti a 180° C. Togliere le calottine negli ultimi 10 minuti di cottura.
* Servire tiepidi decorando con foglie di prezzemolo.

Bagnata nell’aceto

Bagnata nell’aceto

Casa.

È dove c’è il parquet, è dove c’è il tuo odore, è dove staremo io e te.

E oggi, tra un panino e l’altro (si ci sono ricascata, ma il pane è così perfettamente in linea con le mie tette che non ne posso fare a meno), mi sono accorta che io mi fido di te.

Che io parlo tanto, scrivo anche troppo e che forse ora piano piano mi sto anche dando, mi sto anche lasciando andare, e ti sto avvolgendo, ti sto cercando, respirando… amando.

E tu? Tu dove sei?

In fondo lo so, in fondo non servono parole, non serve l’autocostruzione di un gesto, di una situazione.

Piove.

Cadono le gocce, è naturale.

E naturalmente le piante si dissetano, i bimbi saltano nelle pozzanghere. E naturalmente le mamme si incazzano.

E naturale che mamma mi vuole bene, che sia “stronza”. È mia madre, non è una falsa amica che ti dice sempre di si.

E tu sei naturale. Sei te.

Casa.

Certo mi manca le tue spalle, il tuo nasone, la camminata pesante. La notte è silenziosa senza te che russi e che nel girarti mi trascini dall’altra parte.

Ma sai che cè?  Ci sei te. Come è naturale che respiri l’odore della pioggia.

E io mi fido. E se ci credi tu, se pensi che io possa farcela, se mi insegni..beh potrei anche pensarci di provarci.

Perché oggi ci ho pensato sai?

Ed è stato bello, giusto. E così deve essere.

Perché io t’amo ed è la cosa più naturale, più giusta, più sana che ci possa essere.

E amo me, mi piace perché finalmente mi vedo, mi percepisco, mi assaporo.

E dico no quando realmente una cosa non la voglio, non solo per paura di ammettere che mi piace.

E dico “sono contenta” che non l’ho mai detto in vita mia. E mi faccio osservare, e spalanco gli occhi e chiedi “ lo vedo” . E si, si vede che sono viva.

E ci sei, ti respiro, ti sento. Sento me che vive, me che scalpita, me che batte. E so che non è invano, che non importa se non parli, non importa se non credi, non vedi.

Perché hai messo l’asfalto, stai costruendo la staccionata, non devo far altro che alzare lo sguardo e camminare piano. Mettere giù un piede dopo l’altro, prendere la tua mano e insieme decidere cosa costruire sopra alla strada, o lungo la strada.

Io mi fido di te.