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    silenziosamente osservatrice

    mag 12, 2010 Pepe Vivendo in Diretta No Comments

    silenziosamente osservatrice

    Quando sono entrata in questo palazzo vi erano parecchie persone incinta o che nel corso dell’anno sono divenute gravide. Molte nel frattempo hanno partorito o sono andate in maternità.
    La cosa buffa e che altre si stanno sposando. Quando si dice: “l’ambiente giovane”.

    E come sempre succede tutti tornano al lavoro a far vedere le proprie creature.

    Ho visto penso, veramente ogni tipo di mamma, eh eh

    Vi è la mamma che è in cinta all’inverosimile, che non allatta il bimbo e che lo pompa a suon di omogeneizzati, trovandosi un bebè che un pachiderma. Queste sono poi quelle che tendono a mosrarlo di più neanche fosse un trofeo, stile oca prima del fuagras. Che poi riducono la propria persona ai minimi termini, e che non fanno altro che dirti come la maternità le ha cambiato la  vita. La cosa strana di questo tipo di mamme e che esiste solo lei e il bimbo, del padre non si sa mai nulla…non è un “noi siamo contenti” “noi la volevamo”, come se da che erano giovani mediocre a che sono diventate super mamme ciccione con un pachiderma perfetto al seguito.

    Poi vi è la mamma super organizzata con annessa suocera e nuora e magari tata. E la mamma se ne va in palestra, con le amiche a comprare i vestititi. E si turba di quanto sono invadenti suocere e nuore, e nello stesso tempo ringrazia di averle, perché deve tornare in forma, deve tornare  a fare la figa, e magari a portare il trofeo in giro e a parlare con le amiche del proprio trofeo. Solitamente i bimbi in questione sono già viziati dai primi mesi in uno scempio di coccole e versetti di nonne, zie, amiche che fanno finta di amare i bambini.

    Poi vi sono le mamme quelle giovani, quelle impaurite, quelle che ammettono candidamente che hanno avuto paura nell’ultimo mese, durante il parto. E che ora si sentono inadeguate perché non si nasce mamme. E queste sono quelle con i bimbi sani, piccini . E osservi le mamme così fragili, quanto i bimbi che portano in braccio. E anche in questo caso però sparisce il fatto che il soggetto in questione non è stato concepito da solo.

    Indipendentemente dalla mamma che ho conosciuto nei corridoi bancari, la cosa che veramente on sopporto sono le 35 enne donne, ma anche meno o più, che iniziano a saltare e urlare per i corridoio “ooooooooooo che carinoooooooooooooooo”, e cominciano a fare versi, versetti, a stropicciarsi il pupo altrui come un peluches, che non sanno manco come si chiama il bimbo, quanti mesi ha. E non gliene frega niente se non è proprio la creatura più bella del mondo o simpatica, è l’idea ad attirarle. È quel senso di “lei è arrivata ce l’ha fatta”. Che schifo donne, che schifo.

    E vogliamo parlare di quelle attempate, e qui mi spiace mi tocca metterci anche certi uomini, che disperdono consigli a destra e a manca come se solo loro, in quanto veterani dell’essere genitori, sanno come gestire i propri figli.

    I bambini non sono scemi, i bimbi non sono pupazzi, non sono trofei. Al massimo esistono mamme che si dimenticano che i figli si fanno in due, colleghe donne che amano l’idea di : lo trovo, me lo sposo e sforno, per poi non amare il proprio essere, il proprio uomo e ripiegare su una vita spesa per i figli e quindi morendo…

    Come la penso io? Che esistono poche donne che sanno amare davvero il proprio uomo, che si sanno concedere, che si sanno liberare da tutta la merda auto costruita, auto indotta.

    E diciamolo! Quante di voi davanti ad una scelta, suggeriscono veramente qualcosa per il suo bene (di lui) e non per una comodità (di lei) o per soffocare delle paure (sempre di lei). E si voi sarete le suocere e nuore perfette, le madri isteriche e le nonne che vizierete i nipoti perché dopo 30/40 anni vi renderete conto di aver passato la maggior parte del tempo volendo bene, ma senza concedervi.

    Amate davvero, lasciatevi andare, fidatevi dei vostri uomini.

    Concedetevi invece di essere sempre così estremamente stronze.

    L’altra cosa che non riesco a comprendere perché la nascita di un bambino, che è la cosa più naturale del mondo, più giusta, fresca, buona. Debba diventare una gare, una competizione. E debba precludere sempre la figura paterna.

    Chiudo gli occhi e penso e mi chiedo come può trasformarsi un uomo che diventi padre che si lasci nella naturale concessione di un amore. Perché penso che è nell’animo dell’uomo proteggere, amare senza condizione le proprie creature.

    E penso che l’avere un figlio sia la cosa più complessa e naturale che si possa desiderare da fare INSIEME.

    È snervante appartenere a questo mondo di figuranti.

    “Immagino una grande mano, racchiudere una creatura, la sua creatura.

    Immagino un grande sorriso per quella creatura.

    Immagino che lei stia con gli occhi umidi nel guardare il suo uomo che dolcemente fa mostra di quanto amore ci possa essere per entrambi (lei, lui e la loro creatura).

    .. e sento così tanto il desiderio di vedere un uomo divenire padre, nella sua generosità, nel suo essere roccia, nel suo essere instancabile, nel suo essere fragile, nel suo darsi senza remore…

    Deve essere meraviglioso“.

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