gioelli di rugiada

Cercare risposte, cercare segnali, ostinarsi a tramutare in parole l’emozioni, le sensazioni, i battiti. Le ali, non sono parole. Non si può spiegare… il rumore di due minuscole ali che si toccano, non si può sentire, non si può descrivere. Come fare a usare parole, per due piccole minuscole dita che ti sfiorano, che sono così tozze, così fragili…le parole non bastano.
E allora tacere, e ho taciuto.
Trovarsi immersi nel calore, trovarsi in nessun posto, e in ogni dove.
Perdere il senso del tempo, dello spazio, del proprio corpo, e sentirsi come una fragile ragnatela bagnata di rugiada, e sentire che qualcosa sta attraversando quei sottili filamenti, e tu che non sei più corpo e sei seta, vibri. Una vibrazione leggera, ma non ti spezzi, non ti stacchi, non scappi, non rientri, non pensi, non prendi coscienza.
E tutto questo ora lo tramuti in parole, lo tramuti in immagini: metafisica.
Ma li quei filamenti sono stati sfiorati, si sono bagnati infinitamente di te.
“Casa”
Non è un luogo, non sono mura, non sono porte e finestre, non può essere uno spazio così piccolo. L’infinito dell’essere, la sensazione di calore, di sicurezza, di benessere, di estrema serenità. La consapevolezza di essere donna, di cosa significa dare nell’essere, e la voglia estrema di farlo. In quel preciso attimo, in cui la mia ragnatela è stata bagnata dal mio essere donna.
E sapere che era sincero, vero, in quell’istante eterno…e non vedere il domani, e non vedere il passato. E non sentire, e avere solo quell’infinito attimo di gocce calde che cadono su di te.
E per un attimo aprire gli occhi e perdersi nel verde della sua dolcezza, della sua felicità per certi tratti nel suo essere così fragile, così piccolo.
E voler dire tante cose, e voler spiegare, ma non in quel momento, perché tutto è silenzio, tutto è dentro, tutto è al suo posto.
Siamo a casa piccolo mio.





