rieccoci

Siamo una squadra, una squadra strampalata.
Vi è Val con i suoi occhialoni, il suo esser finta sorda e la sua inseparabile nikon
C’è Andre con il suoi 4 capelli in croce e la sua panza da bevitore
Vi è Kli con il suo lassismo e il suo furgone
Vi è Mr. Palletta con il suo far da secchione
È arrivata la tempesta, il lutto. Si voleva ognuno pensare a come superarlo piuttosto che concretizzare. Non ci si è abbracciati, non ci si è fermati a piangere.
Si è sentito il clima teso, tetro, buoi, e si è cercato lo scontro .
Ma siamo una squadra.
Piano lentamente abbiamo aperto le finestre e il lutto, come spesso accade, fortifica i rapporti, li rende speciali, li rende inossidabili.
Ognuno di noi ha dato tanto, ognuno di noi se ne frega, ognuno di noi vorrebbe prenderlo a calci e dire “ ora mi faccio le mie cose”.
Ma stava morendo, senza ossigeno e linfa. L’abbiamo raccolto, l’abbiamo dissetato, ognuno gli ha dato qualcosa. Ed ora è grande, vivo e non ci interessa se era di un altro ora è nostro e sappiamo che li c’è qualcosa di noi e gli vogliamo in fondo un gran bene. Si parlo del Club.
Vi deluderò, vi lascerò senza parole, penserete che sarà servito solo a questo. Non so che sarà, ma sono serena, in pace. Ho voglia di fare, ho voglia di respirare. Non pianifico, o forse a volte si ma solo per paura di perder ciò che è. Già ciò che è. Perché il mio respiro, il mio battito, il mio calore non è una reazione ha ciò che provo, è semplicemente in armonia con ciò che è.
Se lui sarà non lo so, ci credo ovviamente e non potrebbe essere altrimenti. Ma se non sarà vi perderò amici miei perché sarebbe troppo complesso da farvi capire. No, non parlo del Club.
Ma magari l’inquilino del piano di sopra ha deciso che ho compreso che ho capito e quindi sarà e quindi succederà e voi altri la troverete una cosa strana, assurda e poi mi guarderete, e vedrete che li sotto agli occhi vi è uno strato di rosè e vi accorgerete che anche io so sorridere oltre che urlare.
Piano lentamente, aprite le finestre ….





