Per Massimiliano

Oggi 29 Agosto 2007 alle ore 1:30 mio papà è morto davanti ai miei occhi. E’ morto di cancro e questa malattia gli ha strappato la vita in pochi mesi, giusto il tempo di vedermi laureato e di vedermi collocato in un posto di lavoro.
Questa terribile esperienza ha suscitato in me dei sentimenti contrastanti: da una parte una profonda tristezza e rassegnazione, ma dall’altra una rabbia infinita per la crudeltà di ciò che la vita ha riservato a mio papà.
Questo mix di sentimenti mi ha spinto a scrivere un articolo dal titolo “Il fumo uccide”. L’ho “dedicato” a tutti i fumatori e spero che coloro che ne avranno il coraggio, lo leggano sul prossimo numero del Dotmagazine.
Ciao papà.”

 

[  Massimiliano  ]

Smoking Kill. You Chose


Ecco la realtà: ogni ora il fumo uccide circa 700 persona, che equivalgono a 16.800 al giorno, che equivalgono a 6.132.000 all’anno. E senza risparmiare alcuna nazione.

un micro dettaglio e una macro

Sarò metereopatica, saranno le mestruazioni….

Nei libri succede sempre che uno ce la fa. Grazie alla forza di volontà, grazie ad un incontro, ad un piccolo insignificante gesto che porti alla svolta.

Vorrei davvero che Fra ce la facesse. Vorrei che se davvero la sua strada è quello di abbandonare un lavoro sicuro per aver qualcosa di suo, anche un banale bar di passaggio lo aprisse e ci campasse.

Mi guardo intorno, studio. E mi accordo che sono accecata dai particolari. Che leggo cartelli insignificanti, che mi accordo se un vetro è rotto o se hanno tolto il contorno ad una scritta di un bar. Mi accorgo e memorizzo i colori delle tovaglie di carta dei bar, mi accorgo se ha un collega è spuntato un neo. Osservo i più minimi e stupidi dettagli e da qui il mio cervello parte per una lunga strada fatta di racconti, vicissitudini. Vorrei che questa mia…boh dote, caratteristica, potesse essere utilizzata per fare un lavoro che mi prende.

Vorrei anche io conoscere un uomo e dopo un mese, 6, un anno questo mi invitasse a mollare tutto per incanalare il mio senso del dettaglio, la mia ossessione di vedere cose viventi negli oggetti e fantasticare con colori e forme.

Lo so che pensate: arte, decorazione, designer ect. Ma non so disegnare, non penso di avere chissà quale dote artigianale. Ho solo idee. Fantasie. A che serve se non le sai incanalare da nessuna parte? Serve per sentirti dire che sei una piccola creatura su una nuvoletta…

Sarà la pioggia?

E questo?! Dove lo metto!

Ieri primo giorno di lavoro… pensavo peggio.

Oggi a parte l’umidità penso non sarà una giornata pesante.

Mi sono informata un pò per l’inglese con il topo! Mamma mia!!!

900 euro per fare dieci lezioni da mezz’ora ciascuno!! C’è da spararsi!!! Mi sa che io mi preparo un pò da sola, poi al limite con il contributo che mi da la società pago per un pò di conversazione.

Ora sono in dubbio se comprare un libro che sia proprio un corso, anche base, ma dove alterna grammatica, traduzione e comprensione. O prendere un eserciziario di grammatica e poi tramite Speak Up o English 24 fare la comprensione e la traduzione… mmmm

Se veramente inizio a fare anche l’inglese…beh sono a cavallo! Stasera riprendo con la guida (sabato non me la sono cavata per niente male, anche se il mio more si è arrabbiato perchè per due volte ho fatto delle svolte in terza a manetta o__O). Sabato vado in agenzia per parlare della casa…

Dio se si incastra tutto nel modo giusto… mi pare di giocare a tetris!!!

Nervosetta

Ieri finalmente ho parlato con i miei del mio futuro.
Non andate a pensare che abbiamo fatto chi sa quali discorsi, e chi sa quali pensieri. Però abbiamo parlato concretamente della mia casa.
E facendo due conti, non ce la faccio proprio a comprarmi un trilocale. Così alla fine ho deciso per un bilocale e non più a palazzolo, ma a Cormano. Sabato andrò in agenzia e comincerò seriamente a guardarmi intorno….e non sia mai che il mio desiderio di comprarmi un bell’alberello di natale si realizzi quest’anno.

Oltre alla casa devo veramente mettermi a guidare. Ho la patente dal 2001, ma per una storia che a spiegarla risulterebbe alquanto stupida, praticamente non guido. O meglio non ho la sicurezza per poter prendere la macchina. Devo mettermi sotto, perchè anche in ipotesi che trovo la casa vicino alla stazione, comuque anche solo per far la spesa mi serve la macchina…e  per altre cose!

Aggiungi pure che devo mettermi sotto con l’inglese, almeno per permettermi di fare un colloquio di lavoro…ho ricevuto due offerte interessanti peccato che non potendo fare il colloquio in inglese non sia stata presa…. che poi il colloquio era finito (due colloqui) e mi avrebbero anche preso..ma senza due parole di inglese. Alle superiori l’ho studiato tanto, ma non l’ho mai amato. In università non lo ho mai preso in mano. Mamma dice che basta che mi metto a parlarlo e il gioco è fatto…mmm dubito ma ci devo provare.

Tutte queste cose le dovrò, ovviamente, fare nel week end dovendo uscire di casa alle 7.30 e tornando alle 20.30 e abitando a Monza e lavorando a Milano…

Sono un pò nervosa! So che è questione di organizzazione, di cominciare la routin…. speriamo bene!

Flick

Finalmente ho trovato un posto dove mettere le mie foto!
Su Flicker. Okey qualcuno dirà…hai scoperto l’acqua calda! Avevo buttato un occhio  prima di partire. Oggi mi sono iscritta e ho già caricato alcune foto. Però ho deciso oggi pomeriggio a casa del mio more di pagare per avere la versione pro. Senza limiti di spazio, potendo gestire tutto in autonomia.

In fondo 40 euro per due anni di spazio su Flick con spazio illimitato, ,la possibilità di creare tutti i set (categorie) che voglio. In più mi da la possibilità di condividere, far commenti o mantenere privati tutte o parte delle foto. E’ proprio quello che cercavo!!! L’unica cosa che un pò mi dispiace è che non funziona come non so deviantart o iobloggo…cioè non ho nome.filck.it…ma fa niente

ecco il link Pepe_photo

Tornata

23 agosto. Sono ancora in vacanza.

Ieri alle 20 dopo varie peripezie sono tornata a casa da Creta.

Sono ancora in vacanza.

Piove.

Non intendo la pioggia di Milano, il cielo grigio. Non sono giù dimorale perchè sono passata da 30 gradi a 16.

Stamani mi alzo alle 8, voglio solo fare colazione sorridendo, uscire e andare a fare la spesa con il mio more, stampare le photo e cominciare a riempire l’album comprato a Malia.

Ed invece fino alle 10 mi ritrovo a sbraitare con i miei.

M. si incazza perchè alla risposta "allora cosa vuoi" non gli ho risposto. O meglio gli ho risposto: "è una cosa un pò personale".

Cosa voglio dalla mia vita? Niente di speciale. Una famiglia.
Il lavoro lo vedo come un mezzo per arrivare a questo. Qualcuno mi suggerisce di cambiare totalmente ambiente per essere più serena in ambito lavorativo.
Ma non serve.
Qualsiasi lavoro dovessi fare, anche che non mi piace, se lo faccio con persone che mi trovo sarei comunque serena. E poi cambiare ambiente sarebbe retrocedere e se in futuro arrivare alla fatidica cifra di 32 beh non posso proprio. Non posso perchè il mio vero obiettivo è la famiglia.

Se non fossi ai loro occhi così sbagliata, così incoerente e lontana gli direi: " vedi nella vita forse avrei potuto sfruttare quel mio "essere tra le nuvole e fantasia ferrea" per fare qualcosa. Ma così non è stato. Sono un’impiegata qualunque che cerca un nuovo lavoro. E nella vita la cosa che voglio di più è avere una bella casa dove si respiri amore. Aver di fianco una persona che mi adori e creare delle solide basi per una famiglia. Sogno di sorrider guardando i miei figli giocare."

Non sono una donna da finanza.
Non sono una giovane 25 enne con 3 anni di esperienza e tanta voglia di fare carriera
Non mi interessa se alla sera alle 20.30 sono troppo stanca per fare vita nottura (a detta sua tutti i lavorato alle 21 di settimana escono per far casino…mmm e lo chare? I milioni di telespettatori? Ah! Si! Ovvio l’italia è piena di anziani!)

Certo  a volte sogno che se avessi avuto qualcuno che mi indirizzava la mia fantasia, il mio essere "strana" fuori dagli schemi poteva essere incanalato da qualche parte. Ed ancora oggi ci penso…. ma succede solo nei film.

Io sono quello che sono e tutto è finalizzato ad avere una vita serena piena di affetti.

Banale?

Pace

La tredicesima storia

"Non ce l’ho con gli amanti della verità, ma con la Verità stessa. Quale sostegno, quale consolazione nella Verità, a paragone di una storia? A che giova la Verità a mezzanotte, al buio, quando il vento ruggisce nel comignolo come un orso? Quando il lampo sprigiona ombre sulla parete della stanza e la pioggia bussa alla finestra con le sue lunghe unghie? No: quando paura e freddo ti immobilizzano a letto come una statua, non aspettarti che la scarna e ossuta Verità accora in tuo aiuto. Quello che ci vuole è il pingue conforto di una storia: sentirti placare, cullare dalla sicurezza di una bugia".

Una scrittrice che imbastisce tante diverse verità per nascondere la sua storia e difendere il suo passato, una libraia amante delle biografie, una tredicesima storia mai pubblicata. Nel verde e nella nebbia dello Yorkshire, tra il profumo dell’erba bagnata e quello della cioccolata calda fumante, Diane Setterfiled racconta una storia di grande suggestione e mistero, che alterna alle atmosfere dei grandi capolavori ottocenteschi i guizzi dei più attuali thriller.

Margaret Lea è una giovane libraria di Cambridge che conduce una vita quieta e colta, divisa tra la libreria antiquaria del padre, circondata da pagine immortali e volumi sepolti nell’oblio, e la passione per le biografie letterarie. Un giorno Margaret riceve una strana lettera che, senza troppe spiegazioni, la convoca nella residenza della “più grande scrittrice d’Inghilterra”, Vida Winter. Personaggio affascinante, circondato da tanti misteri, la Winter, ormai al termine dei suoi giorni, vuole svelare tutti i segreti del suo passato e sceglie la giovane e inesperta Margaret come sua biografa: solo a lei racconterà la verità sulla sua vita. La verità, parola alquanto misteriosa se pronunciata da Vida Winter: la scrittrice, famosa per essersi spesso negata ai media, ha sempre difeso strenuamente la propria privacy, inventando, nelle poche occasioni concesse alla stampa, ogni volta una nuova storia di sé per il mondo.
Margaret è perplessa: non si sente all’altezza dell’incarico, ma è affascinata dal carisma della scrittrice e dall’alone di mistero che la circonda. Nella bacheca riservata ai pezzi più rari della collezione privata del padre, la ragazza trova una prima edizione del romanzo Cambiamento e disperazione, tredici racconti di Vida Winter. Che cosa ci farà mai un libro di un’autrice contemporanea di bestseller in mezzo a volumi antichi e pregiati? Il libro ha una sua storia: a dispetto del titolo, i racconti sono solo dodici. Dopo la prima edizione, pubblicata senza il tredicesimo racconto e presto ritirata dal commercio, la raccolta è entrata a far parte del mito di Vida Winter. Una manciata di parole del prologo è sufficiente a Margaret per esserne stregata. Superate le incertezze iniziali, ansiosa di scoprire la verità sull’identità della donna e sull’esistenza della tredicesima storia, la giovane biografa si trasferisce nella tenuta dell’anziana signora immersa nella brughiera dello Yorkshire, e ne ascolta i lunghi e sofferti racconti. Affiorano così tutti gli episodi sepolti nel profondo della memoria, legati alla complessa famiglia della scrittrice, segnata da tragedie e scomparse, dolori, storie d’amore e inconfessabili segreti.

Una parola su tutte viene in mente quando si prova a descrivere questo romanzo: ipnotico.
Senza capire esattamente il perché, ci si trova avvinti tra le pieghe della storia e non si riesce a uscirne fino alla fine. Le parole, accostate con maestria, hanno il potere di farti prigioniero. Sono così suggestive da riuscire ad agire come una magia.
Molti hanno scritto che la Setterfield arriva a scomodare i tratti di Jane Austen e delle sorelle Brontë, ammiccando qua e là agli spettri di Henry James. Forse il paragone è un po’ troppo azzardato, ma quel che è certo è che le atmosfere sono le stesse che si respirano nelle pagine dei grandi scrittori ottocenteschi. Chi ha amato il romanzo gotico vittoriano non può che rimanerne affascinato. Gli elementi ci sono tutti: un’antica residenza nella brughiera, temporali notturni, amori torbidi e disperati, un fratello e una sorella selvaggi legati da un rapporto morboso, due gemelle dagli occhi di smeraldo, pavimenti che scricchiolano, porte proibite, scambi di persona e un “fantasma”.

La tredicesima storia è un libro intrigante e suggestivo, che, coi suoi tanti misteri e qualche ingegnoso colpo di scena, si gusta con piacere. Da leggere tutto d’un fiato, da vivere sulla pelle, immergendovisi completamente, con un piccolo suggerimento: nella complessa rete che avvolge le vicende della famiglia Angelfield, di Isabelle e delle gemelle, non perdete di vista la trama secondaria, e, soprattutto, non dimenticatevi di Jane Eyre…