Lettera prima

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Ciao M.,
Mentre il pc si accendeva avevo tante frasi sconnesse che scorrevano in me… ora che ho tutte le dieci dita poggiate sulla tastiera… beh avrei una voglia frenetica di farle scorrere il più velocemente possibile, ma se così fosse,forse, non sarei qui a scriverti, perché avrei già una risposta.
Quindi perdonami se ci saranno un mucchio di pensieri senza alcun filo logico.
Ho 25 anni non mi reputo adulta, non mi reputo grande, non mi reputo matura. Una cosa di cui però sono certa è che rivoglio indietro il mio tempo. Per la precisione rivoglio indietro il periodo tra il 1981 e il 2002 .
La mia vita per un passeggero può sembrare perfetta: laureata a 23 anni, lavoro da quasi 3 anni in una delle big four per revisione e consulenza, ho un buon rapporto con i miei colleghi, ho un ragazzo da quasi 5 anni, “gestisco” un giornalino per un club di auto sportive ideato da un mio amico.
Che voglio di più? Me stessa.
Mio padre picchiava mia madre. Ma io non l’ho mai visto, così mi hanno detto. Ho un’immagine nella mia mente di mia madre accovacciata sulla vasca che piange. Realtà o immaginazione? Non lo so.
Mia madre ha divorziato da mio padre e da Torino, città in cui sono nata, sono arrivata a Milano. Il come, il perché non lo so.
Ho uno zio di Montà d’Alba. Ha il mio stesso cognome, ma è mio zio nel senso che è il fratello di mio padre? Non lo so.
Mio padre. Che so di lui? Che si chiama Dario che amava i gatti che mi assomiglia che era un alcolizzato. Che è morto.
È arrivata pure una sorella via mail. Intendiamoci mi fa piacere che mi scriva, ma che ne so io se è vero, non vero. Non l’ho mai neanche incontrata. Ho semplicemente accantonato il problema.
Dalla prima media alla terza media ho subito violenze sessuali dal figlio della mia tata. L’ho capito da sola alle superiori. Avevo provato a parlarne con dei miei compagni ma non mi hanno mai creduto. Il problema è saltato fuori col mio attuale ragazzo. È stata una lotta, ma ci siamo riusciti.
Ai miei l’ho detto solo l’anno scorso, quando avevo 24 anni, solo per urlargli che di me non capivano niente. Cosa è cambiato. Niente. Pensavo di ottenere comprensione, ma in realtà hanno solo accantonato il problema, tanto è passato. Ma forse il problema non era quello.
Mia madre si è risposata con un altro uomo. Non lo sopporto. Non perché abbia sposato mia madre, ci mancherebbe! Alla fine lui è una brava persona è solo troppo “maniacale” programma e progetta tutto, alza la voce per niente. Ogni volta che alza la voce, ogni volta che urla mi viene da piangere, mi sale l’ansia, mi viene voglia di urlare, di gridare: basta!
Temo il suo giudizio più di qualsiasi altra cosa.
Sono andata in università per lui. Ora so che è stata la cosa giusta, più che giusta più ovvia data la situazione in Italia per aver un lavoro. Ma in un’altra vita non l’avrei fatta, in un’altra vita dopo le superiori avrei trovato un lavoro e avrei cercato di andarmene subito di casa.
È da quando sono in seconda media che sogno di andarmene di casa. Ogni sera chiudo gli occhi e immagino la mia casa, il mio cane, le mie piante. E ogni mattina mi alzo per fare qualcosa di ovvio, giusto, programmato: studiare, laurearmi, lavorare.
Ho 25 anni e mi sento di aver già sprecato metà della mia vita. Continuo a ripetermi che se non mi do una mossa, se non la smetto di essere passiva non riuscirò mai ad essere una buona madre.
Perché, parrà buffo, ma in una cosa almeno nella vita vorrei riuscire: essere una buona madre. Vicina hai figli, apprensiva magari, ma cercando di ascoltarli o meglio cercando di metterli nelle condizioni di parlare.
Io con mia madre non ho mai parlato. Ora mi sento abbastanza grande per farlo, ma temo il marito di lei. Perché? Semplice! Ogni volta che ho cercato di esporre queste mie angosce lui liquida tutto con un: sei paranoica. Oppure, come ultimamente succede, sbatte i piede sotto al tavolo, sbuffa. E se glielo facessi notare direbbe semplicemente che sono io che sono paranoica.
Non andavo bene a scuola, ma ho cercato di riscattarmi in università. Ma non mi sono sentita festeggiata. Guardo gli altri che si laureo e provo invidia nel vedere la gioia dei loro genitori. E non me ne frega niente quando i miei mi vengono a dire che l’hanno detto a tutti. Si a tutti, ma non a me. A me non hanno fatto che ripetermi che 93 non è che sia un gran voto, che potevo prendere di più.
Ed è sempre stato così.
L’unico brava che ho ricevuto è stato da un mio collega un anno e mezzo fa.
Se dicessi tutto questo a loro sarei paranoica.
Forse lo sono.
Forse mi creo problemi inutili.
E che vorrei una vita. Una vita mia, non costruita su quello che è giusto. Vorrei ritornare indietro e poter sbagliare. E che ora non si può più, o forse è un’altra delle cose che mi hanno messo in mente loro.
Vorrei risposte su mio padre, sulla mia famiglia, vorrei conoscere mia madre. Vorrei poter fare le cose che mi sono persa: andare al cinema con gli amici, uscire fuori e giocare, passare le estati con glia mici, uscire fuori la sera, le prime cotte ect. Ect.
Anche in questo caso se glielo dicessi, mi direbbero che le ho fatte. Già si le ho fatte a 24 anni! E certe cose a 24 anni si fanno è vero,ma non valgono come prime volte.
Voglio la mia adolescenza.
Voglio la possibilità di sbagliare.
Voglio me stessa, in una vita che sento mia.

Non so leggerai questa lettera, non so se mi risponderai. Forse continuerò a scriverti o forse mi metterò davvero a scrivere l’ennesimo mio libro che parla di una sconosciuta che poi tanto sconosciuta non è.

Con affetto.

Sara

Posted by Pepe   @   19 novembre 2006 0 comments

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