Storie di una Scena Vera
Storie di una scena vera
Il sole stava tramontando su DownCity, i negozi si apprestavano a chiudere e ad esporre il cartello chiuso. I lavoratori tornavano stancamente a casa.
Tra questi vi era anche il signor Nicholas, che dopo una giornata prevedibile, si trascinava a fatica verso la metropolitana.
Mentre scendeva, con estrema calma le scale, vide due findazatini ed imprecando fra se, gli tornò in mente la sua compagna trovata a letto con uno sconosciuto.
Rivide la faccia di lei, stupita solo dal fatto che il suo Nischolas quella sera aveva deciso di tornare prima dal lavoro per portarla fuori a cena.
Quella stessa sera prese le sue poche cose e vagò alla cieca fra i quartieri della città.
Ancora ora no sapeva spiegare come aveva fatto a trovarsi in quel luogo.
Eppure tutto nacque in un bar squallido per colpa di una troia qualunque e di un Negroni sbagliato di troppo.
Salì sulla metropolitane, chiuse gli occhi e tornò al principio:
“è ancora aperto?”
“Si, ma non per molto”. Gli rispose l’uomo dietro il bancone.
“Dammi una birra”
il barista gli si avvicinò e facendo finta di lavare dei bicchieri, gli disse:
“Fratello per me è meglio se schiodi”
Nicholas senza recepire il messaggio, rispose:”Io voglio una birra!”
La risposta del barista, venne coperta dal rumore sempre più forte di una macchina.Si udì nettamente una sgommata e lo sfiatare di una turbina. Pochi istanti dopo un ragazzo, non molto alto, con indosso una tuta da lavoro entrò nel bar.
Ciccio, questo il nome del barista, fece cenno d’intesa con l’uomo appena entrato e senza dire una parola preparò un Negroni sbagliato, che mise sul bancone.
Torme avanzò verso il bancone, senza staccare gli occhi da Nicholas. Giunto davanti al bicchiere, guardò il barista e disse: “Fico!” e poi, in due sorsate, finì il drink.
Nicholas era troppo depresso ed incazzato con la sua donna per accorgersi della scena, ma soprattutto di percepire quello che stava per accadere.
Torme diede un calcio allo sgabello sul quale Ncholas sedeva, questo cadde per terra.
Senza un minimo di aggressività alzò lo sguardo in direzione del suo aggressore, questo con tono divertito, disse: “Che ci fai qui?”
Nicholas si alzò e sistemando lo sgabello caduto, rispose: “Volevo una birra”.
“C! Hai sentito st’idiota voleva una birra!!!”.
L’uomo dietro al bancone rise e mentre si apprestava a chiudere il locale aggiunse: “Dai è solo un poveraccio”.
“Va bene. Ma caro il mio..come ti chiami?”
“Nicholas, signore”
“intanto non chiamarmi signore!!! E poi sappi che qui da noi si ordinano solo Neuroni sbagliati!”
“Si.”
E quello fu l’inizio di una storia fatta di motori, donne e Neuroni sbagliati.
Riaprì gli occhi; scese dalla metropolitana, sputò per terra ed impreco verso un albanese che gli chiese dei soldi. Fece per salire le scale, quando si sentì chiamare: “Alcol! Cazzo ci fai qui?”
Era Ciccio. Si il barista che quella sera gli aveva consigliato di andarsene, ma per sua fortuna o sfortuna, questo non l’aveva ancora capito, non ebbe il tempo di farlo.
Quella sera di tanti anni fa, nacque un’amicizia.
Nicholas divenne Alcol, per la sua attitudine ad ingurgitare qualsiasi cosa che contenesse anche solo lo 0,001 percento di alcol e fu presentato agli altri.
Così ora si trovava a fare da aiuto barista a Ciccio e elettrauto a Torme; senza essere però riuscito ancora a capire chi cazzo fosse lo stronzo che si era scopato la sua donna!!!
Ma questa è un’altra storia!





