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La musica del cd intonava le sue note, surriscaldando il piccolo monacale, che pareva ancor più piccolo dato il disordine. Vi era roba sparpagliata ovunque: vestiti invernali appesi ad una trave che doveva essere un armadio, lo si poteva intuire solo dalla tendina che avrebbe dovuto coprire quell’ammasso di pantaloni e camicette; riviste di cani e cucina tappezzavano allegramente il pavimento sul quale vi era un piatto con i residui di una colazione. Non molto distante da quelle stoviglie oziava un gatto persiano talmente grasso che pareva dovesse esplodere da un momento all’altro.
In centro alla stanza vi era un materasso matrimoniale sul quale vi erano dei giornali e altre cianfrusaglie: trucchi, cd, qualche biglietto del bus niente di rilevante insomma. Ah gia! Quasi dimenticavo…in mezzo a quelle cosine senza senso, ferma in mobile a cercare di respirare un po’ d’aria c’era la protagonista della nostra storia: Camilla.
Definirla una creatura stravagante sarebbe un insulto, definirla in realtà sarebbe compito al quanto arduo per me, in quanto risulta proprio non classificabile. Per ora limitiamoci a dire che appartiene al genere umano, nello specifico a quello femminile.
Dato le vostre facce vi dirò qualcosa in più, ma se la lettura apparisse incomprensibile non è colpa dell’autore!
Camilla era arrivata all’età di 25 anni senza aver concluso molto nella sua vita, ma senza poter dire che non si era divertita o che non aveva fatto tutto ciò che si potesse fare con quattro soldi e un po’ di follia.
Aveva abbandonato gli studi a vent’anni decidendo senza molti ragionamenti che l’università le impediva di godersi a pieno la vita, così senza pensarci troppo era andata in segreteria e aveva fatto tutte le pratiche per potersene andare. Il giorno stesso andò in stazione prese il primo treno diretto a Milano centrale, convinta che quella città potesse offrigli un lavoro e diversi stimoli per non sentirsi ferma. E già…la cosa che odiava di più Camilla era stare ferma, eppure certe domeniche non riusciva neanche ad alzarsi da quel grosso materasso…le contraddizioni. E Camilla era certo la contraddizione più grossa che una persona si aspetta di incontrare!
Giunta a Milano chiamò un suo vecchio amico che giusto per non sentirla urlare un minuto di più l’assunse nel suo bar e la ospitò per un mese intero a casa sua, dove la fidanzata ebbe decisamente qualche problema ad accettare di convivere con una vent’enne avvenente e notevolmente eccentrica.
Ormai era quasi un anno che viveva in quel monolocale in via venti settembre, ma non si sentiva davvero a casa sua e questo le impediva di comprare dei mobili, come per esempio un armadio e un letto. A chi le chiedeva se cercasse casa, rispondeva: “In questo momento cerco troppe cose per trovarne una veramente”.
E di cose presto ne avrebbe trovate, ma di certo non si aspettava che queste le ribaltassero completamente la sua esistenza e che portassero a galla fantasmi che gelosamente custodiva in un’angolino della sua stravaganza.
La storia che vado a raccontarvi inizia con il trillo di un telefono: “Chi è che rompe di domenica mattina!!” urlò con poca convinzione Camilla, prima di fare la gincana tra le diverse riviste e trovare, sotto una pila di mutande, il ricevitore.
“Si chi è?”
“Camilla guarda che ieri è venuto il fattorino a portarti il computer!!”
“Ah già! Me n’ero dimenticata! E ora?”
“E ora vieni al bar a prendertelo!!”
“Si si arrivo!!”.
Come posseduta dal demonio la ragazza si infilò la prima magliette che giaceva per terra e la gonna appesa su una lampada. Prima di uscire, si volto verso il gatto e disse: “Paco vedi di non sgranocchiarti ancora i miei reggiseno, intesi?”. L’animale come risposta le regalò uno sbadiglio. “Ah!! Possibile che ho trovato il gatto più pigro della terra!”.
Ed uscì sbattendo la porta.






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